sabato 11 giugno 2016

Il cappello di Rembrandt / Bernard Malamud


Il cappello di Rembrandt / Bernard Malamud ; traduzione di Donata Migone. - Torino : Einaudi, 1973 (Nuovi coralli ; 131). - 199 p. ; 20 cm. - Tit. orig.: Rembrandt's Hat.


Sono otto racconti che hanno al centro il tema della incomunicabilità e della solitudine, ambientati quasi tutti a New York.

La corona d’argento

Gans, il padre, stava morendo in un letto d’ospedale. Medici diversi dicevano cose diverse, sostenevano teorie diverse. Si parlava di un’operazione esplorativa ma pensavano che avrebbe potuto ucciderlo. Uno dei medici parlava di cancro.

Albert Gans, per cercare di guarire il padre ammalato di cancro e incurabile si rivolge, senza convinzione, al rabbino Lifschitz, che vive vicino ad una sinagoga con la figlia. Per guarire gli ammalati vende delle corone d’argento con due prezzi diversi. Qui l’incomunicabilità è evidente tra la fede mistica del rabbino e la razionalità e lo scetticismo di Gans, che, in realtà, non si fida per niente del rabbino e ricorre al suo aiuto solo per salvarsi la coscienza.
Infatti, l’incomunicabilità è anche tra Gans  e il padre moribondo, ed emerge chiaramente nel non rispondere mai alla domanda del rabbino: “vuol bene a suo padre?”

Uomo nel cassetto (per me il migliore)

Un debole shalom pensai davvero udito, ma considerando i tratti slavi del viso dell’autista, parve improbabile. Mi stava sbirciando nello specchietto retrovisore da quando ero entrato nel taxi e, a dir il vero, per un momento mi sono sentito inquieto.

Ambientazione Mosca (ma anche Kiev, Leningrado). Il protagonista, Howard Harvitz, un ebreo americano, fa un viaggio in Russia, per decidere se risposarsi con la prima moglie (Lilian), dopo la morte della seconda (Rose). È uno scrittore. A Mosca incontra Felix Levitanski, tassista e scrittore, con un manoscritto nel cassetto, che vorrebbe pubblicare con l’aiuto dell’americano. Howard è un miscuglio di indecisione e di ansia. Sospettoso, ha paura di essere intrappolato dalla polizia sovietica. Anche qui il racconto ha al centro l’incomunicabilità e l’incomprensione tra il protagonista e il tassista scrittore e, più in generale, tra i due mondi (Occidente e Russia).
C’è una certa ironia, ad esempio quando la polizia sequestra alcune copie di un racconto di Howard, dal titolo emblematico “Visible secrets”.
”Scrivo attualmente per il cassetto”, dice Levitanski.
Entrambi, per ragioni diverse, sono uomini insoddisfatti della propria vita.

La lettera

Il cancello c’è Teddy con in mano la sua lettera.
Le domeniche pomeriggio Newman le passava seduto con suo padre su una panchina bianca del cortile del reparto. Il figlio aveva portato una crostata all’ananas ma il vecchio non la voleva mangiare. Due volte, nel corso delle due ore e mezzo, che trascorse all’aperto con suo padre, Newman disse, - Vuoi o non vuoi che torni domenica prossima? Vuoi averla libera la prossima domenica?

Newman va a trovare il padre in un ospizio. Quando sta per uscire incontra sempre Teddy, un ricoverato matto che mi chiede di imboccare una busta senza indirizzo, che contiene un foglio bianco.  “non c’è qualcuno con cui vuole comunicare?”

A riposo

Ultimamente si era messo a studiare la vecchia grammatica greca di cinquant’anni prima. Leggeva il Bulfulch e voleva rileggersi l’Odissea in greco. La sua vita era cambiata. Di questi tempi dormiva meno e la mattina si alzava a fissare il cielo sopra Gramery Park. Guardava le nuvole finché assumevano delle forme sulle quali poteva riflettere.

Il dottor Morris, medico a riposo, vive a New York. È vedovo con una figlia chi vive in Scozia.  “Lottava contro la solitudine”. Abitudinario, fa ogni mattina una passeggiata con lo stesso percorso. Vecchiaia e angoscia. Un foglio di una lettera che cade a una donna del suo palazzo E che non mi raccoglie scuote la sua vita. Lettera caduta the Evelyn Gordon, che l’ha colpito per il suo “profumo ardito”. È una lettera del padre che rimprovera la figlia per la sua vita dissoluta.
Il dottor Morris, dopo aver saputo che Evelyn abita nel palazzo, comincia a fantasticare: “brama ti piacere”, “f ame di esperienze esotiche”, “sogni erotici”. Arriva ad una specie di innamoramento e immagine una vita con lei, nonostante la sua età. Ma alla fine “non c’è niente da fare, la vecchiaia non si può accantonare”.

 Il cappello di Rembrandt

Rubin, con in testa un cappello trasandato di tela bianca un soffice berretto rotondo senza visiera, comunque si volesse descriverlo, vacanza assorto nei suoi pensieri inespressi o inespressivi su per le scale che nel suo studio nell’interrato dell’Accademia di New York, dove faceva le sue sculture, portavano ad un’ atelier al secondo piano, dove insegnava. Arkin, lo storico dell’arte, uno scapolo iperteso e impulsivo di 34 anni […]  lo osservava attraverso la porta aperta del suo ufficio.

Il racconto si apre con i due protagonisti Rubin, lo scultore,  e Arkin, lo storico dell’arte. Per una frase che provoca un’assurda incomprensione (porti il cappello che portava Rembrandt in uno dei suoi autoritratti, aveva detto Arkin) si arriva alla rottura dei rapporti,  all’evitamento, al disagio  e all’odio. Ne nasce una guerra dei cappelli, quando Arkin pensa che Rubin gli abbia sottratto un cappello che gli avevano regalato gli studenti. “Ciascuno aveva in mente l’altro talmente e tanto da esserne stufo”. Diventano schiavi dell’odio l’uno per l’altro, fino a quando non trovano il coraggio di parlarsi e di superare l’assurda situazione in cui erano precipitati. Qui, il finale riesce superare l’incomunicabilità.


 Bigliettini di una signora un pranzo

Max Adler, di passaggio in città a novembre, aveva telefonato al suo vecchio professore di architettura, Clem Harris, e venne subito cordialmente invitato a pranzo per quella sera a casa sua a Hempstead per incontrarvi alcuni buoni amici la giovane moglie Karla.

Un pranzo tra architetti: Max Adler, architetto ed ex allievo del professor Clem Harris, la moglie Karla (ex studentessa di Harris), una coppia e la segretaria di Harris, Shirley Fischer. La giovane moglie manda, durante la serata, ben sette bigliettini al giovane Max.Karla, “robusta di corpo e  non bella”, dopo i bigliettini il cambio di vestito “era una donna attraente” agli occhi di Max.Il racconto è percorso da una sensualità tanto più forte, quanto più viene mascherata dal gioco di messaggini, dalla paura di essere scoperti e dal  legame di Max con il professore (amicizia/tradimento).

Mio figlio l’assassino l’assassino

Si sveglia sentendo il suo padre sta nell’ingresso, ascoltando. Lo ascolta che dorme e sogna. Ascoltandolo che si alza e cerca a tastoni i pantaloni. Non si metterà le scarpe. Che non va in cucina a mangiare. Che si guarda fisso allo specchio. Che sta seduto per un’ora al gabinetto. Che sfoglia le pagine di un libro che non può leggere. La sua angoscia e solitudine. Il padre sta nell’ingresso. Il figlio lo sente che ascolta.

Il padre, Leo, il figlio Harry di 22 anni non comunicano: “…  perché se quello (il figlio) non vuol parlarti, non puoi entrargli dentro per scoprire perché”.
Il finale si svolge sulla spiaggia di Coney Island, in una a ventosa giornata invernale. C’è poca speranza, “ma se uno non vuol vivere, cos’è che può fare quando è morto. Nulla. Nulla è nulla, è meglio vivere”.

Cavallo parlante

D. Sono un uomo in un cavallo o un cavallo che parla come un uomo? Supponiamo che mi facessero una radiografia, cosa potrebbero? – Lo scheletro luminoso di un uomo bocconi dentro un cavallo o semplicemente un cavallo con un complicato apparato vocale?


È il più surreale dei racconti: la storia di un cavallo/uomo Abramowitz chi lavora in un circo, sfruttato da Goldberg, il suo padrone sordomuto. Comunicano con l’alfabeto Morse, ma Goldberg non vuole sentire domande e,  a volte, colpisce il cavallo con una verga (“il colpo istantanea, della minaccia continui a darti pensiero”). Domanda fondamentale è quella di sapere se Abramowitz è un uomo o un cavallo. Goldberg lo costringe ad accettare il suo destino di cavallo parlante, ma lui vuole la sua libertà insonnia o di essere un vero cavallo o di essere un vero uomo. Alla fine sarà un centauro.

Links







lunedì 30 maggio 2016

Elogio della follia / Erasmo da Rotterdam

Elogio della follia / Erasmo da Rotterdam (pdf)




In sintesi: tutto è follia, è questa donna, anzi questa Dea che regge e condiziona la vita di tutti noi. La ragione ci rende tristi e ci allontana dal piacere. Tutto quello che facciamo di piacevole è frutto della Follia.
Ma la Follia è anche ambigua: non provoca solo il bene, il piacere, è anche causa del male, della guerra, ad esempio, della religione vissuta come puro insieme di regole, della stupidità e dell'arroganza del potere, della supponenza degli intellettuali, della corsa all'arricchimento. Senza la follia non si spiegherebbero tante figure, che nel libro vengono esaminate dettagliatamente: i grammatici, i filosofi, i commercianti, i poeti, i re e i papi.


13. E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell'uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole? ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s'industria d'infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? E l'adolescenza che segue l'infanzia, quanto piace a tutti, quale sincero trasporto suscita, quali amorevoli cure riceve, con quanta bontà tutti le tendono una mano!Ma di dove, di grazia, questa benevolenza per la gioventù? di dove, se non da me? E' per merito mio che i giovani sono così privi di senno; è per questo che sono sempre di buon umore. Mentirei, tuttavia, se non ammettessi che appena sono un po' cresciuti, e con l'esperienza e l'educazione cominciano ad acquistare una certa maturità, subito sfiorisce la loro bellezza, s'illanguidisce la loro alacrità, s'inaridisce la loro attrattiva, vien meno il loro vigore. Quanto più si allontanano da me, tanto meno vivono, finché non sopraggiunge la gravosa vecchiaia, la molesta vecchiaia, odiosa non solo agli altri, ma anche a se stessa. Nessuno dei mortali riuscirebbe a sopportarla se, ancora una volta, impietosita da tanto soffrire non venissi in aiuto io, e, a quel modo che gli Dèi della fiaba di solito soccorrono con qualche metamorfosi chi è sul punto di perire, anch'io, per quanto è possibile, non riportassi all'infanzia quanti sono prossimi alla tomba, onde il volgo, non senza fondamento, usa chiamarli rimbambiti. Se poi qualcuno vuol sapere come opero questa trasformazione, neppure su questo farò misteri.Conduco i vecchi alla fonte della mia ninfa Lete, che sgorga nelle Isole Fortunate - il Lete che scorre agli Inferi è solo un esile ruscello. Lì, bevute a grandi sorsi le acque dell'oblio, un poco alla volta, dissipati gli affanni, torneranno bambini.

Link: 

/it.wikipedia.org
farefilosofia.it
orarel.com
academia
www.filosofia.rai.it
AUDIOLIBRO




sabato 14 maggio 2016

Il Codice di Perelà / Aldo Palazzeschi

Il Codice di Perelà : romanzo futurista (Edizione 1911) / Aldo Palazzeschi ; a cura di Marco Marchi. - Milano : Mondadori, c2001 (Oscar Mondadori. Scrittori del Novecento). - 218 p. ; 19 cm


Incipit:

Pena! Refe! Lama! Pena! Rete! Lama! Pe... Re... La...— Voi siete un uomo forse ?— No, signore, io sono una povera vecchia.— È vero, è vero sì, avete ragione, voi siete una povera vecchia, un uomo sono io.— Voi che cosa siete signore ?— Io sono... io sono... molto leggero, io sono un uomo molto leggero; e voi siete una povera vecchia: come Pena, come Rete, come Lama, anche loro erano vecchie. Vorreste dirmi se quello che si vede laggiù, in fondo a questa via, è la città ?— Sì.

Romanzo futurista, dice Palazzeschi. E' una favola quella di Perelà,  uomo di fumo? Certo, una favola fantastica, ma anche un viaggio di un uomo "leggero", che incontra la città, con i suoi soldati, il Re, la Regina, le dame, i funzionari. Una società con la sua ipocrisia e la sua falsità.
Ci sono delle parti molto teatrali, ad esempio il capitolo "Il ballo" o "Il the", che è bello leggere, ma anche sentire dalla voce di Paolo Poli, nella sua lettura per Ad alta voce. Non a caso Palazzeschi aveva cominciato come attore e il teatro è decisamente nelle su corde.

Leggerezza, comicità, fantastico, vivacità. Romanzo sintetico: essenza dei fatti, prevalenza del dialogo.

In questo testo non conta molto la storia, l'intreccio (è lì la sua novità e modernità). Infatti, la trama si può riassumere in poche righe: un uomo di fumo, nato in un camino e sceso dopo 33 anni (riferimento cristologico), senza trovare le tre vecchie Pena, Rete, Lama (Pe..Re..Là), di cui sentiva le voci, indossati un paio di stivali va in città. Incontra diversi esponenti della società, viene ricevuto a corte, ammirato e festeggiato, e viene incaricato di stilare il nuovo Codice. Dopo questo periodo di successo e di ammirazione, cade in disgrazia perché viene accusato di aver spinto al suicidio il maggiordomo Alloro. La società gli si rivolta contro, viene processato e condannato. Rinchiuso in una prigione, essendo di fumo, ritrova la sua libertà, volando fuori dal camino.

La storia, più che raccontata, emerge dai dialoghi e dai monologhi che la percorrono e che sembrano canovacci teatrali.

C'è un gioco dialettico tra leggerezza e pesantezza: Perelà è l'uomo leggero per natura, mentre pesante appare la società, con la sua ipocrisia, la sua rigidità, le sue rigide convenzioni. C'è un passo che ritengo emblematico (e poco futurista se penso alla retorica dell'acciaio in Marinetti).

"Quante volte ho sentito questo nome: guerra. Pena, Rete, Lama, leggevano sempre di guerra, ed io mi ero figurato che gli uomini andassero nudi alla guerra, e che si facessero leggeri, che i loro passi fossero agili, silenziosi come quelli di un leopardo; lanci furtivi, volute serpentine per insinuarsi, per nascondersi, per sottrarsi, e io li vedevo carpire ali agli uccelli da usare come strumento. Piombo ... acciaio... ferro... Ma non cadono essi schiacciati sotto il peso dei loro arnesi? Come possono velocemente inseguire il nemico, e inseguiti come possono velocemente fuggire?"

link
.wikipedia
Ad alta voce
bibliomanie
spaziose
blog.execohr.it
araldodellospettacolo








domenica 1 maggio 2016

Vado a vedere se di là è meglio / Francesco M. Cataluccio

Vado a vedere se di là è meglio / Francesco M. Cavalluccio, - Palermo : Sellerio, 2010 (La memoria ; 812).  - 409 p. ; 17 cm.
Incipit:
Firenze. La nonna Giulia Vitale, una bella viareggina corpulenta discendente di una cocciuta famiglia di marinai, ci raccomandava sempre di non andare a spersendendo. Tutto doveva avere una meta prefissata e inderogabile, programmata e indicata in un portolano mentale che, sin da bambini, ci insegnò a possedere. Ma l'unico faro delle famiglia era lei. Con la sua morte perdemmo la bussola e anche i solidi ormeggi che ci avvinghiavano a Firenze. Io iniziai ad andare a zonzo, senza un fine preciso, e ancora oggi non riesco a fermarmi. Ogni tanto prendo alcuni bagagli e vado via: solo molto tempo dopo capisco dove sono stato. Altre volte, come adesso, parto senza muovermi dalla mia stanza.

Cos'è questo strano e bellissimo libro. se non un "andare a zonzo", un viaggio meraviglioso nella storia, nella cultura, nella letteratura della Mitteleuropa, o meglio della Polonia ancora influenzata dalla cultura ebraica.
Un viaggio in 22 tappe, da Firenze a Drohbycz, passando per Varsavia, Mosca, Dublino, Vilna, Buenos Aires, Lodz, Berlino, Orwock, Budapest, New York, Erevan, Baku, Danzica, Venezia, Kielce, Parigi, Sante Genevieve des Bois, Maison Lafitte, Praga, Wielopole. Grandi città e piccoli paesi, con tante storie e persone interessanti da scoprire.
Un viaggio a volte difficile e impegnativo (bisogna superare la difficoltà dei tanti nomi polacchi, così difficile da leggere!), ma interessante e stimolante.
Cosa c'è di più bello di un libro che ti fa scoprire luoghi e persone diverse, libri, tanti libri che ti viene voglia di leggere, storie a volte drammatiche di un'Europa vivace e tragica.
Il libro potrebbe anche intitolarsi "Polonia magica" per riprendere quel grande libro che è "Praga magica" di Ripellino.
Ho segnato i personaggi più interessanti che caratterizzano le tappe di questo viaggio:

Isaac Bashevis Singer, premio Nobel 1978 (1904-1991), di cui bisogna leggere almeno "Il mago di Lublino.
Stanisław Lem (1921-2006)
Stanisław Brzozowski (1878-1911), morto a Firenze.
Władysław Szpilman (1911-2000), il famoso pianista, autore del libro "Il pianista", da cui è stato tratto il film di Polanski.
Jan Kott  (1914-2001), critico e studioso di teatro, oltre che scrittore (Shakespeare nostro contemporaneo, Divorare gli dei).
Bronisław Geremek (1932-2008), grande studioso di storia medioevale.
Venedikt Vasil'evič Erofeev (1938-1990), autore di "Mosca sulla vodka" e di "Mosca-Petruski"
Anna Stepanovna Politkovskaja (1958-2006), assassinata a Mosca.
Witold Kula (1916-1988), uno storico ed economista (Le misure e gli uomini dall'antichità ad oggi).
Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (1875-1911), un grande pittore e musicista
Czesław Miłosz (1911-2004), poeta e saggista (La mia Europa)
Oscar Vladislas de Lubicz Milosz (1877-1939), poeta, scrittore e diplomatico
Ryszard Kapuściński (1932-2007), tra i suoi libri: Il Negus, Imperium, Ebano, Shah-in-Shah)
Marek Edelman (1919-2009), l'eroe della rivolta nel ghetto di Varsavia nel 1943
Karl Kraus (1874-1936), giornalista, aforisma e saggista
Stanisław Jerzy Lec (1909-1966), scrittore, poeta e aforista (Pensieri spettinati)
Zbigniew Herbert  (1924-1988), drammaturgo
Danilo Kiš (1935-1989), scrittore serbo (Enciclopedia dei morti)
Giorgio Prenasca (1910-1992), un giusto italiano a Budapest
Jerzy Kosinski (1933-1991), scrittore polacco, naturalizzato americano (Oltre il giardino)
Giovanni Maria Sembrano (1911-2005), filologo e linguista (La favola dell'indoeuropeo)
Lev Nussimbaum (Essad Bey) (1905-1942), scrittore azero di origine ebraica (Alì e Nino)
Günter Grass (1927-2015), scrittore tedesco e premio Nobel 1999
Jacek Kuroń (1934-2004), attivista e politico polacco (La fede e la colpa)
Iosif Aleksandrovič Brodskij (1940-1996), poeta e drammaturgo (Fondamenta degli incurabili)
Wisława Szymborska (1923-2012), poeta
Gustaw Herling-Grudziński (1919-2000), scrittore (Un mondo a parte, Diario scritto di notte)
Aleksander Wat (1900-1967), scrittore e poeta
Andrej Arsen'evič Tarkovskij (1932-1986), regista russo
Józef Czapski (1896-1993), pittore, scrisse In una terra disumana, sul massacro di Katyn
Bohumil Hrabal (1914-1997), scrittore ceco (Una solitudine troppo rumorosa, Treni strettamente sorvegliati)
Václav Havel (1936-2011), drammaturgo e politico ceco
Vladimír Holan (1905-1980), pittore, scenografo e regista polacco
Tadeusz Kantor (1915-1990), pittore, scenografo e regista polacco
Bruno Schulz (1892-1942), scrittore e pittore polacco (Le botteghe color cannella)

Una bella compagnia per un viaggio in una stanza.

















martedì 15 marzo 2016

La diva Julia / W. Somerset Maugham

La diva Julia / W, Somerset Maugham ; traduzione di Franco Salvatorelli. - Milano : Adelphi, 2000 (Biblioteca Adelphi ; 389). - 275 p. ; 20 cm.

Incipit:
La porta si aprì e Michael Gosselyn alzò gli occhi. Julia entrò.
"Ehilà! Un momento, finisco di firmare qualche lettera".
"Fai con comodo. Sono venuta solo per vedere che posti sono stati mandati ai Dennorant. Cosa ci fa quel giovanotto?".
Adattando istintivamente, da attrice consumata, il gesto alla parola, Julia accennò con la bella testa alla stanza per cui era passata.
"E' un ragioniere. Viene da Lawrence & Hamphrey. E' qui da tre giorni".
"Sembra molto giovane".
"E' praticante, ma ci Sto arrivando! fare. Si meraviglia per come teniamo i conti, non immaginava che un teatro fosse gestito con criteri tanto razionali. Dice che la contabilità di certe ditte della City è roba da far venire i capelli grigi".
Julia sorrise del compiacimento che traspariva dal bel viso del marito.
"Un giovane di tatto".
"Termina oggi. Pensavo che potremmo portarlo da noi a mangiare un boccone. E' un tipo molto signorile".

Personaggi:

Michael Gosselyn: il marito di Julia, attore non di successo e poi impresario teatrale, bello e frigido, viene da una famiglia ricca e nobile.

Julia Lambert: attrice eternamente recitante, molto ambiziosa, si fa strada nel teatro partendo da una famiglia di umili origini (padre veterinario)

Roger Gosselyn: figlio di Michael e di Julia, è l'unico che "smaschera" le finzioni della madre.

Tom Fennel: il giovane contabile, diviene l'amante di Julia, alla fine sarà umiliato, vittima della grande capacità teatrale di lei.

Avice Crichton: l'attrice promettente che nella prima della nuova commedia verrà completamente oscurata da Julia.

Charles: l'amico e confidente di Julia, con lui "reciterà" una mirabile scena di approccio sedativo con ritirata da consumata attrice, per evitare l'umiliazione del rifiuto.

Evie: la cameriera di Julia. E' quella che riesce a vederla come è veramente più degli altri.

Dolly de Vries: la finanziatrice e socia del teatro, amica e ammiratrice di Julia.

 E' un libro scorrevole e vivace, in cui i personaggi sono ben rappresentati, soprattutto Julia, la protagonista che appare come l'attrice a tempo pieno, senza soluzione di continuità tra vita reale e vita scenica. Anzi, forse è proprio il teatro la sola dimensione in cui riesce ad essere se stessa.
C'è una scena, un dialogo tra Julia e il figlio Roger, in cui appare tutta questa ambiguità tra vita e teatro e in cui lui la "smaschera", nel vero senso della parola, mettendola, almeno per un momento, in crisi.

"Una sera, da ragazzino, avrò avuto quattordici anni, stavo tra le quinte a vedervi recitare. Doveva essere una bella scena, tu dicevi le tue battute con tanta sincerità e quello che dicevi era così commovente che mi venne da piangere. Ero tanto sovreccitato, mi sentivo, non so come dire, elevato [...] E poi tu sei venuta in fondo alla scena, vicino a dov'ero io, con le lacrime che ti colavano sul viso, e dando la schiena al pubblico hai detto al direttore di scena, con la tua voce normale: cosa diavolo combina l'elettricista? Gli avevo detto di togliere la luce blu. E un istante dopo ti sei girata verso il pubblico con un grido di angoscia e hai continuato la scena"-
[Come rappresentare meglio l'abilità, ma anche l'ambiguità della finzione teatrale!]
"Tesoro, ma era una recita. Se un'attrice sentisse davvero le emozioni che rappresenta andrebbe in pezzi" [...]
"Fui sciocco. suppongo a farmi coinvolgere, credevo che quel che dicevi ti venisse dal cuore. Quando ho visto che era tutto finto, qualcosa si è rotto. Da allora non ho più creduto in te" [...]
"Tu non distingui tra verità e finzione. Non smetti mai di recitare, per te è una seconda natura. Reciti quando ci sono degli ospiti. Reciti con i domestici, reciti con papà, reciti con me. Con me reciti la parte della madre amorosa e indulgente, e celebre. Tu non esisti, sei solo le parti innumerevoli che hai interpretato. Mi sono chiesto spesso se esistesse un "tu" o se non fossi altro che un veicolo per tutte queste altre persone che fingevi di essere. Quando ti vedevo entrare in una stanza vuota, certe volte volevo aprire la porta d'improvviso, ma temevo di non trovare nessuno".
[Il pensiero qui va a Pirandello: Uno, nessuno e centomila]

Questo passaggio coglie il centro e l'essenza del testo, anche se il personaggio di Julia, visto dal figlio, qui appare  esageratamente negativo. Tuttavia coglie l'aspetto fondamentale del suo essere prima di tutto, prima di una moglie e di una madre, un'attrice che solo sulla scena trova la sua autenticità e la sua verità.


Links
repubblica.it
goodreads.com




lunedì 29 febbraio 2016

La versione di Barney / Mordecai Richler

La versione di Barney : note e poscritto di Michael Panofsky / Mordecai Richler ; traduzione di Matteo Codignola. - Milano : Adelphi, 2000 (Fabula ; 131). - 490 p. ; 22 cm,

Incipit
"Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata. Fra l’altro mettendomi a scribacchiare un libro alla mia veneranda età violo un giuramento solenne, ma non posso non farlo. Non posso lasciare senza risposta le volgari insinuazioni che nella sua imminente autobiografia Terry McIver avanza su di me, le mie tre mogli (o come dice lui la troika di Berny Panofsky), la natura della mia amicizia con Boogie e, ovviamente, lo scandalo che mi porterò fin nella tomba"

Ad una prima lettura questo libro non mi aveva convinto: troppi nomi (di film, di canzoni, di giocatori di hockey, di alcolici), troppo "canadese". Poi, invece, mi sono appassionato alle storie di Barney, un vero "bastardo" (anche a detta sua), ma un bastardo pieno di vitalità. E' questa vitalità, questa voglia di assaporare il "midollo della vita", di vivere i sentimenti (negativi e positivi) fino in fondo che rende accettabile questo personaggio cinico, politicamente scorretto, egoista e senza morale.
La domanda centrale che ci facciamo è: cosa c'è di vero nel suo racconto, nella sua "versione" contrapposta, come vediamo fin dall'inizio, a quella del suo odiato amico/nemico Terry.
E' questa "la vera storia" della sua vita dissipata? E' qui evidente il paradosso del mentitore: Barney dice di essere un bugiardo, ma allora cosa c'è di vero in quello che racconta? E' parzialmente vero o del tutto falso? In questa ambiguità, rafforzata anche dalle innumerevoli contraddizioni che emergono, sta il fascino di questo libro.
Al centro, oltre ai rapporti con le tre mogli (Clara, la seconda signora Panofsky e Miriam), c'è il rapporto con l'amico Boogie e la vicenda della sua morte.
E' Barney l'assassino? Per tutto il libro si dichiara innocente, anche se, a volte, si lascia sfuggire (per provocazione? per scherzo?) qualche ammissione. Ma se è stato lui, come sembra provato alla fine, non l'ha ucciso per il tradimento con la moglie, la seconda signora Panofsky (da cui voleva divorziare al più presto). Non credo sia questo il motivo! L'ha ucciso perché si è sempre ritenuto inferiore a quell'amico geniale del periodo parigino, di cui - come riporta Terry - barney era un maldestro imitatore, "il suo Venerdì".

Va aggiunto, infine, che è un libro divertente con delle pagine e delle battute esilaranti, con dialoghi meravigliosi.

Cinismo e cattiveria contro l'ipocrisia degli artisti

"Quello spaccone di Hemingway, che pure aveva un indubbio fiuto per le patacche, improvvisò le sue memorie della Grande Guerra a tavolino. Lewis Carroll, adorato da generazioni di bambini, non era precisamente il tipo cui avreste affidato volentieri per una sera la vostra figlia decenne. Il compagno Picasso durante l'occupazione di Parigi leccò ben benino il sedere ai nazisti. Se Simenon si è davvero scopato diecimila donne mi mangio la paglietta" (p. 219)

"Ma la verità è che nulla mi delizia quanto una biografia da cui apprendo che questo o quel presunto grande in realtà era una vera merda. [...] Pensate solo a Eliot, che aveva fatto rinchiudere la prima moglie in manicomio perché era la stata probabilmente lei a scrivere alcuni dei suoi versi migliori. O vogliamo parlare di Thomas Jefferson, il quale aveva non so quante schiave al suo servizio e alla più graziosa di tutte fece dono di un bel fantoccio illegittimo?" (p- 324-325)

Ambiguità (vero/falso)

"Ormai mi succede spesso di svegliarmi senza sapere più bene cosa accadde quel giorno sul lago. Mi viene persino il dubbio di avere ritoccato gli eventi a mio vantaggio, come del resto ho fatto con innumerevoli altri episodi della mia vita. Insomma, e se avesse ragione O'Hearne? [il poliziotto] E se, come quel bastardo ha sempre sospettato, Boogie lo avessi ucciso io, con un colpo al cuore? Mi aggrappo all'idea di non essere un violento, e tantomeno un assassino". (p. 371)

Telefonate

Stupende le telefonate della seconda Signora Panofsky alla madre, dove viene riportata solo la voce della figlia, ma si capisce benissimo cosa sta dicendo la madre.

"Ho preso tutto quello che mi hai messo nella lista, assolutamente tutto. Mai adesso basta. Nessuno manderà delle fotografie al rabbino Horustein. Ma certo. Ma certo, sì, facciamo la doccia insieme, ma chiudiamo la porta. E comunque non è mica un reato. sai? Ti ho detto di sì. Lo so che è per il mio bene, ma vorrei che lasciati perdere questo argomento. Non ti ho detto che sei un'impicciona [...] Mami, qui è tutto bello da non credere. Cosa? Non è vero. Non ho detto che Montreal è brutta. Dio santo, ma non ti si può proprio parlare oggi. Se non sapessi che è impossibile penserei che hai le tue cose. Non sono maligna. Lo so che un giorno capiterà anche a me, solo spero che la prenderò meglio. E dalli. E' l'unica voce che ho, e se non ti va bene il tono è meglio che riattacchi. Va bene, va bene, scusa ... " (pp. 263-266)

Personaggi

Barney Panofsky: il protagonista e autore dell suo libro autobiografico. Vive a Montreal, dopo un primo periodo a Parigi. E' un produttore televisivo.

Clara Charnofsky: la prima moglie di Barney, di cui si parla nella prima parte del libro ambientata a Parigi (1950-1952). Pittrici e poetessa, dopo la morte diventa un icona del femminismo. Muore suicida.

Terry McIver: scrittore canadese. conosciuto a Parigi. In risposta al suo libro "Il tempo, le febbri", Barney scrive la sua versione.

Bernard "Boogie" Moscovitch: scrittore, astro nascente, conosciuto a Parigi. In realtà è un'eterna promessa, anche se Barney lo mitizza e lo imita. Il loro rapporto è un elemento centrale del libro.

Seconda Signora Panofsky: al centro della seconda parte (1958-1960). Figlia di buona famiglia, sposata da Barney senza convinzione. Logorroica.

Miriam Greenberg: terza moglie, si innamora di lei durante la festa del secondo matrimonio. Vive a Toronto. E' quella più amata ed è al centro della terza parte (1960-). Lascia Barney a causa di un suo stupido tradimento.

Mike Panofsky:  il figlio maggiore di Barney. E' molto ricco e vive a Londra con la moglie Catherine (odiata da Barney). E' lui che cura il libro e scrive una postfazione che spiega ciò che è successo dopo l'Alzheimer del padre.

Saul Panofsky: il secondo figlio di Barney. Oscilla da posizioni di sinistra (in gioventù) a posizioni conservatrici. Non è sposato e cambia continuamente compagna. E' quello che somiglia di più al padre.

Kate Panofsky: la figlia che non vuole accettare, nemmeno di fronte a prove evidenti, la colpevolezza del padre.

Leo Bishinsky: un amico del periodo parigino, diventerà un artista ricco e famoso.

Cedric Richardson: ricco amico del periodo parigino. Era suo il figlio di Clara. che muore subito dopo il parto.

Morty Herscovitch: dottore di Barney

Blair Hopper Hauptman: il disertore americano, odiatissimo da Barney, che diventerà il compagno di Miriam, dopo la rottura del matrimonio.

Sean O'Harne: il poliziotto che cerca per tutta la vita di dimostrare che Barney ha assassinato Boogie.

John Hughes-McNoughton: è l'avvocato che difende Barney al processo per l'assassinio di Boogie.

Mrs Ogilvy: l'insegnante di Boogie. Protagonisti dei ricordi e dei sogni erotici di Barney

Link

wikipedia.org
qlibri.it
laleggivendola
oblique.it
lafrusta
barbarapicci

lunedì 11 gennaio 2016

Il Circolo Pickwick / Charles Dickens

Il Circolo Pickwick / Charles Dickens ; traduzione di Freda Ballini ; saggio introduttivo di Gilbert Keith Chesterton ; postazione di Philip Hobsbaum. - [Milano] : A. Mondadori, 1997 (Grandi classici ; 67). - XX, 1054 p. ; 19 cm. - Tit.orig.: The posthunous papers of the Pickwick Club.

Incipit:
Il primo raggio di luce che illumina le tenebre e trasforma in uno splendore abbagliante l'oscurità che ravvolge gli inizi della carriera pubblica dell'immortale Pickwick trae origine dalla lettura del seguente documento che l'estensore di queste memorie ha il grandissimo piacere di presentare al lettore quale prova della grande cura, della instancabile diligenza e del sottile discernimento con cui egli ha condotto le ricerche tra i molteplici documenti a lui affidati.

Questo inizio prende in giro il linguaggio un po' "trombonesco", da accademici, che caratterizza i verbali del Circolo e lo stesso Pickwick.
E' un romanzo "di personaggi", più che di intreccio: sono loro, le loro caratteristiche, il loro modo di gestire gli avvenimenti al centro del romanzo.
Ci sono ben 82 personaggi, in larga parte maschili, più altri 16 presenti nei racconti inseriti nel testo e presentati da alcuni dei personaggi.
Naturalmente il protagonista è Samuel Pickwick, che, nel corso della storia, cambia notevolmente e da "trombone", un po' inetto e ingenuo, spesso vittima di disavventure ridicole, diventa, nella seconda parte del racconto (in particolare dopo il processo e l'incarcerazione) un uomo saggio e generoso. Soprattutto è il suo rapportano il suo servitore Samuel Weller (Sam), che lo rende vivo e interessante.
Credo che proprio Sam, che con Pickwick forma una coppia unita fino alfine, sia il secondo personaggio più vivo e anche divertente. Il suo modo di esprimersi con frasi surreali lo caratterizza e diventa il fido scudiero del protagonista (Don Chisciotte e Sancho Panza?).  Non a caso, riferendosi al linguaggio di Sam,  si parla di "wellerismi", tra i quali, per rendere l'idea: "Contentissimo di vedervi, proprio di cuore, e mi auguro che la nostra conoscenza durerà un pezzo, come disse quel tal signore al biglietto da cinque sterline" oppure "Addoloratissimo di recare un qualunque disturbo, come disse il brigante alla vecchia signora quando la mise sul fuoco".
Poi ci sono gli altri pickwickiani: Snodgrass, Tupaman e Winkler che hanno un ruolo importante soprattutto nelle prima parte, dove prevalgono una serie di avventure picaresche. Anche loro, tuttavia, sembrano evolvere e maturare nel corso della storia e, da "sempliciotti", un po' tordi, acquistano poi un maggior spessore e una maggiore autonomia nella parte finale.
Il racconto si svolge in varie località dell'Inghilterra, circa nella prima metà dell'Ottocento,
E' un libro di avventure? Anche, ma sono avventure "cittadine", all'interno della società inglese di quel tempo.
C'è una notevole ironia, talvolta molto divertente, rivolta verso i diversi ambienti sociali: il mondo dei tribunali e degli avvocati, quello dei giornalisti, il mondo borghese, quello dei medici, l'ambiente delle vedove bigotte e a caccia di matrimoni.
Ci sono anche aspetti più seri. come la descrizione del mondo carcerario, nel quale Pickwick viene a trovarsi, per il suo rifiuto di pagare il debito, dopo la rocambolesca vicenda giudiziaria.
Esilarante e meraviglioso è il capitolo riguardante il processo (cap. 34), nel quale l'accusa imputa a Pickwick di aver ingannato la sua padrona di casa, la vedova Bardell, con una falsa promessa di matrimonio:

— Ed ora, o signori, un’altra sola parola. Due lettere son passate fra le parti, lettere che si ammette essere vergate di mano del convenuto, lettere che valgono intieri volumi. Queste lettere inoltre rivelano, o signori, l’indole dell’uomo. Non sono già franche, ardenti, eloquenti, non spiranti altro che affetto. Sono invece coperte, subdole, equivoche, ma per buona sorte molto più concludenti che se fossero distese nel più colorito linguaggio e nella più immaginosa forma poetica — lettere che vanno esaminate con occhio cauto e sospettoso — lettere che furono scritte evidentemente col segreto disegno di deludere ogni altra persona nelle cui mani potessero per avventura cadere. Lasciate che io legga la prima: "Garraway, mezzogiorno — Cara signora Bardell — Costolette e salsa di pomodoro. Vostro, Pickwick." Signori, che vuol dir ciò? Costolette e salsa di pomodoro. Vostro, Pickwick! Costolette! giusto cielo! e salsa di pomodoro! E deve, o signori, la felicità di una donna sensibile e confidente esser presa a giuoco con artifici così bassi e volgari? L’altra lettera non porta alcuna data, il che per sè stesso costituisce elemento di sospetto. "Cara signora Bardell. — Non sarò a casa prima di domani. Ritardo della diligenza." E segue subito dopo questa notevolissima espressione: "Non vi date pensiero dello scaldaletto." Lo scaldaletto! E chi è, o signori, che si dà pensiero d’uno scaldaletto? quando mai la tranquillità di spirito di un uomo o di una donna fu turbata o distrutta da uno scaldaletto, che è per sè stesso un innocuo, utile ed aggiungerò, o signori, un gradito arnese domestico? Perchè si prega con tanto calore la signora Bardell di non darsi pensiero di questo scaldaletto, se non per fare una evidente allusione ad un fuoco nascosto — se non per sostituire qualche parola tenera o qualche promessa, secondo un sistema convenzionale di corrispondenza, artifiziosamente escogitato da questo Pickwick in previsione di un disegnato abbandono e che io non sono in grado di spiegare? 

Sono queste le parti migliori del romanzo, ma nonostante ci sia della discontinuità. dovuta al fatto che la storia è stata pubblicata a puntate, nel complesso il libro è coinvolgente e riesce a tener desta l'attenzione dei lettori, nonostante che non ci siano fatti o avvenimenti clamorosi  e che le "avventure" siano relativamente banali. Ma è ai personaggi che ci si affeziona.

Chissà perché, leggendo questo libro, mi sono venuti alla mente i quadri di Hogarth, un famoso pittore inglese del primo Settecento, che descriveva, com molta ironia, scene di vita della società del suo tempo. Periodi diversi, ma uno sguardo simile.














Links: