I personaggi della Montagna magica
(edizione Meridiani
Mondadori)
Nel lungo romanzo di Thomas Mann, sono presenti
centinaia di personaggi minori, descritti in modo approfondito o, molto spesso,
con semplici ed efficaci pennellate. Per orientarsi nel ricchissimo e complesso
mondo del romanzo, ho suddiviso i personaggi in 4 gruppi:
•
- personaggi
della famiglia di Hans Cantorp
•
- personaggi
che lavorano al Bergof
•
- personaggi
esterni al Bergof
•
- personaggi
ricoverati al Bergof
Ho volutamente tralasciato di analizzare il
protagonista, Hans Castorp (HC), in quanto la sua vicenda coincide interamente
con il romanzo e il cugino Joachim, che, pur ricoprendo un ruolo minore, va
considerato quasi un co-protagonista. In sintesi, lo scopo di questo lavoro è
quello di far emergere i personaggi “minori” e gli eventuali temi che sono ad
essi legati.
E’ evidente che, affrontando i personaggi
“minori”, emergerà anche il legame che ciascuno di questi ha con il
protagonista e con i diversi temi che emergono nel corso della vicenda.
Su Hans Cantorp, vale la pena sottolineare le
definizioni che di lui vengono date da altri personaggi:
•
“un giovane uomo come tanti altri”, questa è la
prima definizione, data dall’Autore
•
“un riottoso figlio della vita”, la bellissima
definizione di Settembrini, che Hans fa sua
•
“un joli burgois”, così lo vede Clawdia
•
“non eroico eroe”, definizione di Thomas Mann
Hans Cantorp e famiglia
Tra questi personaggi (19) consideriamo sia i
veri e propri parenti di Hans, sia quelli che interagiscono con lui, nella
prima fase della sua vita, prima del viaggio al Bergof:
la
mamma di Hans muore quando Hans aveva 5 anni, “in modo
assolutamente inatteso e in prossimità di un parto, per via di
un’occlusione arteriosa dovuta ad una malattia vascolare che aveva provocato
un istantaneo arresto cardiaco, un’embolia come l’aveva definita il dottor
Heidekind. Stava ridendo, seduta sul letto, quando si accasciò, in
apparenza per le risate, e invece perché era morta” (p. 29).
Questa morte
strana e un po’ spiazzante anticipa un’altra morte, quella di una
ricoverata, detta “la semprepiena”, anch’essa morta tra le risate (Tema
della morte).
Il
padre di Hans muore quando Hans ha 7 anni di polmonite, curato
anch’egli dal Dr. Heidekind.
"[Poco dopo la
morte della moglie] si buscò una polmonite, e poiché il suo cuore era scosso
non resse alla febbre alta, nonostante la cura che il dottor Heidekind gli
prodigò, morì in capo a cinque giorni …(29) (Tema della morte).
JOACHIN ZIEMMSEN,
cugino di Hans, è il figlio della sorellastra della mamma di HC
Dr. HEIDEKIND, è il medico di famiglia, che aveva
diagnosticato l’embolia della mamma di HC, la polmonite del padre e che
poi lo aveva preso in cura.
“Certo, fin dall’inizio era stato un
po’anemico, lo diceva anche il dottor
Heidekind che ogni giorno, per la terza colazione dopo la scuola, gli
faceva somministrare un bel boccale di Porter” (44)
“Ogni volta che lo
incontrava, il dottor Heidekind
lo rimproverava e prescriveva un cambiamento d’aria, che però doveva
essere radicale” (53). Anche il dottor
Beherens diagnostica immediatamente la sua anemia (263).
Il Dr Heidekind è colui che spinge HC
a prendersi un periodo di riposo al Bergof:
“… ma essenzialmente
sono venuto [dice HC] per ristorarmi un po’, su prescrizione del dottor Heidekind (270)
HANS LORENZ CASTORP,
nonno di Hans, senatore è una figura importante nell’infanzia del
protagonista. Dopo la morte dei genitori HC vive a casa del nonno, di cui
assumerà anche il portamento. Gli episodi centrali nelle pagine che
descrivono questo periodo sono: il pranzo con il nonno, la vaschetta
battesimale utilizzata dalla famiglia che il nonno mostra ad Hans (32-35),
la morte e il funerale del nonno.
“… aveva una natura
tetragona e tenacemente attaccata alla vita … parlava in dialetto basso tedesco
… gli mancava il senso dell’umorismo … (30)“
"… i gesti sobri e
accurati con cui le belle e vecchie mani del nonno, bianche scarne, le unghie
bombate e appuntite e il verde anello araldico sull’indice destro, infilzavano
con metodo un boccone di carne…(31) (Tema delle mani, vedi quelle di
Clawdia Cauchat)
“… era
segaligno e alto di statura. Gli anni avevano incurvato la sua schiena e la
nuca, ma egli cercava di compensare quel suo essere curvo spingendo il busto in
senso contrario talché la bocca, le cui labbra non erano più sorrette dai denti
e poggiavano direttamente sulle nude gengive … inclinava con dignitoso sforzo
verso il basso, e da tutto questo, oltre che dal tentativo di rimediare a un
incipiente tremolio del capo, scaturiva la posizione severa, sostenuta, col
mento ritratto, che tanto piaceva al piccolo HC” (37) (Tema della posizione
severa)
“Amava la tabacchiera
… faceva uso di fazzoletti rossi … era come appariva in un dipinto, un ritratto
a grandezza naturale … la severa toga civile … [Nel ritratto] era in piedi, il
mento reclinato, la bocca piegata all’ingiù, gli occhi azzurri e dallo sguardo
pensoso, fortemente cerchiati volti in lontananza … le snelle gambe del vecchio
erano infilate in calze di seta nera … portava la larga gorgiera inamidata e pieghettata
(37-38) (Tema del ritratto e tema della gorgiera)
“aveva combattuto
strenuamente contro la polmonite … e ora giaceva, non si capiva bene se
vincitore o sconfitto, ma in ogni caso con espressione severa e pacificata … il
capo sostenuto dal guanciale di seta così che il mento poggiava magnificamente
nell’incavo anteriore della gorgiera
onorifica”(39) (Tema della gorgiera e della morte)
“Quello che giaceva
lì, o meglio: la cosa che giaceva lì, insomma, non era il nonno, era un
involucro…. solo di materia: una vera indecenza ma non particolarmente
triste … tanto poco triste quanto possono esserlo le cose che hanno a che fare
col corpo e solamente col corpo.(41) (Tema della morte e della
corporeità)
“… in quel mentre
[quando HC parla di Clawdia] imitava il modo del vecchio Castorp di sostenere
il mento e la dignità” (303) (Tema della posizione severa)
“Hans Castorp stava
seduto e la guardava imitando la postura sostenuta del mento che era stata di
suo nonno, tanto da somigliare al nonno in modo davvero ridicolo” (312) (Tema
della posizione severa)
“… standole accanto
col suo volto pallido e gli occhi azzurri dallo sguardo pensoso di suo nonno”
(496)“… sicché il dignitoso
modo di sostenere il mento che era stato proprio di Hans Lorenz Castorp era
ormai diventato per lui quasi un’abitudine consolidata e quando se ne avvaleva
non mancavano di tornargli alla mente, quasi di soppiatto, il colletto alto e
rigido del vecchio nono, la forma ad interim della gorgiera onorifica, l’oro
sbiadito” (373) (Tema della gorgiera e della posizione severa)
“Tuttavia non trovava
inopportuno che lo sforzo connesso con tale attività lo costringesse a
sostenere il mento, poiché questa postura si adattava alla dignità interiore
che il “governare” gli conferiva al cospetto dell’immagine sublime che gli
fluttuava davanti” (575) (Tema della posizione severa)“[durante il duello
tra Naptha Settembrini] Hans Castorp
imitava suo nonno nella postura sostenuta del mento perché gli tremava la nuca”
(1042) (Tema della posizione severa) “non
mancavano di tornargli alla mente, quasi di soppiatto, il colletto alto e
rigido del vecchio nono, la forma ad interim della gorgiera onorifica, l’oro
sbiadito” (373) (Tema della gorgiera spagnola)
Il nonno è ricordato
da Hans anche in relazione al nonno di Settembrini, due uomini diversissimi ma
accomunati dal rifiuto del loro tempo:
“Vide la
testa sottile del vecchio Hans Lorenz … Ed ecco che tutti e due [i nonni di
Hans e di Settembrini] erano sempre andati in giro vestiti di nero, il nonno
del nord e quello del Sud, tutti e due allo scopo di frapporre una rigorosa
linea di demarcazione tra sé e un perfido presente”(225).
FIETE, cameriere del nonno“serviti dal vecchio
Fiete, che portava orecchini, bottoni d’argento sul frac e, sul medesimo frac,
una cravatta di batista identica a quella del suo padrone nella quale, proprio
come lui, nascondeva il mento ben rasato” … [il nonno] gli dava del tu e
parlava con lui in dialetto basso-tedesco …”(30)
“gli occhi rossi del vecchio Fiete” (39)“Il vecchio Fiete la scacciò [la mosca] con
cautela, guardandosi, nel far ciò, dallo sfiorare la fronte, e rabbuiandosi
pudicamente in volto, quasi non gli fosse lecito e non volesse saper nulla di
quello che stava facendo … era la sua un’espressione di costumatezza dovuta
evidentemente al fatto che il nonno era ormai solo corpo e nient’altro” (42) (Tema
del pudore e della corporeità).
Sagrestano Lassen,
viene ricordato dal nonno a
proposito della vaschetta e del battesimo di Hans.
“Il sagrestano Larsen di san Giacomo la
versò [l’acqua] nel cavo della mano del nostro buon pastore Bugenhagen e di lì essa passò sul tuo
capo e poi nella vaschetta” (34)
BUGERHAGEN, buon pastore, ricordato dal nonno,
sempre a proposito del battesimo (vedi sopra). E’ presente al funerale del
nonno:
“Vi furono poi le
esequie, il salone era pieno di gente ed il pastore Bugenhagen della chiesa di San Michele …, indossando la
gorgiera spagnola, tenne l’orazione commemorativa … si intrattenne molto
affabilmente con il piccolo HC” (42) (Tema della gorgiera spagnola e tema
della morte).
HESEKIEL,
pastore, battezza il papà di Hans ed è ricordato dal nonno.
TIENAPPEL,
zio della mamma di Hans, prozio di Hans, console, commerciante di vini. Nella
sua casa, dopo la morte del nonno, Hans trascorre una dorata giovinezza.”… andò a vivere a
casa del console Tienappel, che era
stato nominato suo tutore e lì non mancò di nulla … zio della defunta madre di
Hans, amministrò l’eredità dei Castorp … era un uomo influente, vestiva con le
migliori stoffe inglesi, aveva occhi azzurri e sporgenti nascosti dagli
occhiali d’oro, naso florido, barba grigia da marinaio e portava un fulgido
brillante al tozzo mignolo della mano sinistra … Sua moglie era morta da tempo”
(43)
“il console
Tienappel aveva poi appeso [il disegno di un’imbarcazione fatto da HC] nel
suo ufficio privato … [riprodotta] con tale amabilità e accuratezza da indurre
qualcuno a dire al console che il ragazzo aveva del talento e che si poteva
farne un buon pittore di marine” (49).
E’ evidente che la
vocazione di HC alla professione di ingegnere nautico si basa su futili motivi
, anche per un certo periodo, nel corso del ricovero al Bergof lo vediamo
intento alla lettura di un manuale di nautica.
Nella casa del prozio
sono finiti i trucioli della matita che Hippie
presta ad Hans (vedi Hippie)
“Dove saranno finiti i trucioli? Lo scrittoio è
in solaio a casa della zio Tienappel”
(179) (Tema Hippie/Clawdia)
“deve sapere che i miei, a casa, consistono in
tre zii, un prozio [Tienappel] e due
suoi figli” (287)“Nemmeno dieci cavalli
lo trascinerebbero quassù! Mio zio è
predisposto all’apoplessia, pensi che è quasi senza collo” (288)
“ .. HC aveva scritto
per tempo la sua lettera natalizia al console
Tienappel con relazione clinica acclusa” (424)“ … e si limitavano queste
risposte, ad alcune righe scritte a macchina, firmate James Tienappel,
contenenti saluti e auguri di pronta guarigione da parte del prozio e talvolta anche del navigatore Peter”
(572)
“ e quanto al prozio Tienappel stesso era ben noto
che nemmeno dici cavalli lo avrebbero potuto trascinare in contrade dalla cui
pressione atmosferica aveva da temere ogni sorta di guai” (630)
“Ci riferiamo alla
recente dipartita del vecchio console
Tienappel, il prozio e tutore di Hans di cui si è ormai sbiadito il ricordo.
Aveva evitato con cura l’insalubre pressione atmosferica di quassù lasciando
che fosse lo zio James a esporsi al
ridicolo; alla lunga, comunque, non era riuscito a sfuggire ad un attacco
apoplettico, e la notizia della sua scomparsa, breve e telegrafica ma redatta
con delicatezza e cautela – rivolte entrambe più al defunto che non al
destinatario della missiva – aveva raggiunto Hans Castorp mentre era disteso
quassù nella sua eccellente sedia a sdraio, al che lui aveva comprato della
carta bordata di nero e aveva scritto allo zio
cugino [zio James] che, pur essendo già doppiamente orfano, sentiva ora di
esserlo diventato un’altra volta, la terza, e si sentiva tanto più afflitto in
quanto gli era rigorosamente vietato di interrompere la sua permanenza per
accompagnare il prozio all’estrema
dimora” (1057) (Tema della morte)
Come è evidente, Hans
vive la sua infanzia e giovinezza sempre in mezzo a figure maschili, molti
vedovi: il nonno, il prozio e gli zii.
zio JAMES,
figlio di Tienappel, lavora nell’azienda vinicola del padre. E’ lui che
tiene i rapporti epistolari con Hans e a lui viene assegnata la fallimentare
missione di riportarlo a casa.
“… lavorava per
l’azienda vinicola del padre e ne era l’erede designato”(43-44)“la domenica mattina
in compagnia di James Tienappel o
del cugino Ziemssen consumava … una colazione a base di panini con carne
affumicata …(45-46)
“Mah deve sapere
che i miei a casa, consistono in tre zii, un prozio e due suoi figli con
i quali ci trattiamo più che altro da cugini” (a Settembrini) (287)
“Scrisse a James Tienappel, che dei tre era lo zio
a cui si sentiva più legato” (dà informazioni sulla sua permanenza al
sanatorio) (328)
“Ai regali medesimi
era acclusa una lettera di James
Tienappel, scritta sulla sua spessa carta da lettere personale, ma a
macchina. Lo zio inviava, anche da parte del prozio, auguri di buone feste e di pronta guarigione …” (424)
“… alcune righe
scritte a macchina, firmate James
Tienappel, contenenti saluti e auguri di pronta guarigione da parte del prozio e talvolta anche del
navigatore Peter” (HC riceve i soldi e qualche lettera, p. 572)
“… un visitatore quale
egli stesso era stato a suo tempo, un parente in visita, un ospite proveniente
dalle terre basse e, per così dire, emissario di esse …, fu occupato, … dallo zio di Hans, James Tienappel”
Da pp. 630, i cap. Attacco respinto, in cui è
presente lo zio James.
“offensiva delle terre
basse”, ricognizione, emissario delle terre basse che voleva venire a vedere se
ogni cosa era in ordine”: sembra quasi un’operazione militare, un tentativo
fallito di “liberare” Hans dalla sua comodo vita nelle terre alte (630 e
seguenti).
“James Tienappel, che
Hans Castorp chiamava alternativamente ‘zio James’ e semplicemente ‘James’, era
un signore dalle gambe lunghe sulla quarantina, portava abiti di stoffa inglese
e biancheria candida, aveva i capelli radi d’un giallo canarino, occhi azzurri
ravvicinati, corti baffetti color paglia rasati per metà e mai curate come
meglio non si potrebbe. Marito e padre da alcuni anni senza per questo essere
stato costretto a lasciare la grande villa del vecchio console … sposato con
una giovane donna appartenente al suo stesso ceto sociale, civile e raffinata
al pare di lui, che, come lui parlava a bassa voce, rapidamente e con arguta
cortesia, era in casa propria un uomo assai energico, circospetto e, pur con
tutta la sua eleganza, freddamente realista, mentre in loghi dove vigevano
usanze diverse [come il Bergof, ad esempio] … il suo carattere assumeva una
certa precipitosa condiscendenza, una cortese e sbrigativa disponibilità a
rinnegarsi …”
“Così ebbe termine il
tentativo delle terre base di riportare indietro il fuoriuscito HC. Il giovane
non nascondeva a se stesso che il completo fallimento, da lui previsto, era di
importanza decisiva per i suoi rapporti con quelli di laggiù. Per le terre
basse equivaleva ad una rinuncia, a un’indifferente alzata di spalle, mentre
per lui significava la completa libertà, al pensiero della quale il suo cuore
non tremava più” (648).
Ma non solo lo zio
fallisce nel suo tentativo: ad un certo punto è vittima di una fase di istupidimento
e fa galanti approcci ad una signora ricoverata.
“… aveva inizialmente
prestato particolare attenzione a una certa signora Redish, la moglie di un
industriale polacco … Tuttavia, la domenica sera, dopo cena, il console
aveva scoperto nell’atrio, grazie allo scollato
abito nero con pallettes da lei indossato, che la signora Redisch possedeva due
grandi seni di un banco opaco, fortemente compressi, il cui solco si scorgeva
anche da lontano, e questa scoperta aveva scosso ed entusiasmato nel profondo l’animo
di quell’uomo maturo e raffinato, quasi che si trattasse di una faccenda nova,
insospettata, e inaudita.”
Anche lui rischia di
restare avviluppato nella rete del Bergof. Solo una fuga rapide ed improvvisa
mette fine alla sua rischiosa missione.
zio PETER, figlio di Tienappel, è in marina.
“era in marina e stava poco in casa” (43)
“deve sapere che i miei, a casa, consistono in
tre zii, un prozio [Tienappel] e due suoi figli” (287).
Peter, quello che viaggiava per mare (6309
SCHALLEN,
governante della casa Tienappel, è la sola figura femminile della cerchia
di Hans e gli fa da madre. E’ lei che provvede ad inviare le cose di cui
Hans ha bisogno.
“Del governo della
casa si occupava da molti anni Schallen, la figlia di un orefice di Altona, che
portava guarnizioni di pizzo inamidate intorno ai polsi cilindrici. Era lei a
provvedere che il tavolo della colazione e del pranzo fosse ben fornito …
sorvegliava i domestici a ore … ed era sempre lei a fare da madre, come meglio
poteva, al piccolo HC” (44).
“il piccolo tesoro di
biancheria accuratamente cifrata riposto nei tiretti inglesi del suo armadio
era amministrato al meglio da Schallen”(46)Tema della biancheria (vedi Tavolo Russi cattivi)
A Settembrini: “Ho
informato i miei parenti e così la nostra
governante mi ha spedito tutto per espresso” (355)
“… insieme alla
biancheria e ai vestiti invernali si era fatto mandare da Schallen anche altri cinquecento pezzi di quella mercanzia di
Brema, così da restarne fornito” (370) (Tema dei sigari Maria Mancini)
“Hans Castorp
sapeva che il pacco delle provviste era stato confezionato da Schallen, la quale aveva anche
provveduto a comprare i regali, dopo essersi consultata con gli zii” (424)
A Naptha
(sull’ermetismo): “Mi perdoni, ma mi vengono in mente i barattoli di vetro che
la nostra governante di Amburgo – Schallen
si chiama, senza signora o signorina, semplicemente Schallen – tiene allineati
sugli scaffali della sua dispensa … barattoli con chiusura ermetica pieni di
frutta, di carne e di mole altre cose ancora” (ironicamente l’ermetismo, tema
alto di cui parla Naptha, riporta alla mente di Hans i barattoli chiusi
ermeticamente dalla governante.
WILMS, vecchio, offre lavoro ad Hans presso la
Ditta Tunder & Wilms.
“… il quale al tavolo
di whist domenicale del console
Tienappel osservò che Hans Castorp avrebbe dovuto studiare ingegneria
navale … e venire a lavorare da lui”(50).
EBERDiNG,
ufficiale medico che riforma Hans, il quale evita così il servizio
militare per raccomandazione, diverso dal cugino Joachim
(borghese/militare).
HIPPIE PRIBISLAV,
il compagno di scuola di Hans, il cui ricordo sarà legato al suo
innamoramento per Calwdia. In particolare Hans ricorda il suo
“innamoramento per Hippie, che raggiunge il culmine con la richiesta di
una matita che Hand ottiene in prestito da H (vedi i trucioli rimasti, dopo
averla temperata, nel tavolo del prozio Tienappel). Ed è sempre una matita
che Hans chiederà a Clawdia, nella fatale notte del veglione carnevalesco
al Bergof.
Ricordo/sogno di H:
“Un insegnante col cappello a cencio sorvegliava il viavai addentando un panino
col prosciutto. Il ragazzo con cui stava parlando Hans Castorp si chiamava Hippie,
Pribislav di nome … Figlio di un professore di storia del ginnasio, alunno
modello e già una classe Avanti a Hans Castorp, originario del Mecklenburg, una
fusion di sangue germanico e salvo-sorabico o viceversa. Era bensì biondo, sul
cranio rotondo i capelli erano cortissimi, occhi tra il grigio e l’azzurro o
tra l’azzurro e I grigio, avevano un colore indistinto e ambiguo, simile a
quello di una montagna lontana, presentavano un taglio particolare, sottile, un
po’ oblique, con gli zigomi sporgenti e molto pronunciati. Fisionomia non
appariva sgraziata, anzi attraente, soprannome di “chirghiso”. Pantaloni lunghi
e una giubba azzurra accollata e attillata sul dorso, sul colletto della quale
soleva depositarsi un po’ di forfora del cuoio cappelluto” (174-178) (Tema dell’aspetto asiatico, vedi
Clawdia)
“gli occhi
di Clawdia … per posizione, colore ed espressione assomigliavano in modo
sorprendente e spaventoso a quelli di Pribislav
Hippie… Erano proprio gli stessi occhi” (213)
“Pribislav Hippie non gli appariva più in carne e ossa come undici
mesi addietro” (573) (Tema dell’adattamento)
“Gli
ricordava la luce e il colore di certi occhi oblique dallo sguardo fatale, che
il signor Settembrini dalla sua prospettiva umanistica aveva definite con
disprezzo “fessure tartare” e “occhi da lupo della steppa” … occhi osservati
tanto tempo addietro e inesorabilmente ritrovati, gli occhi di Hippie” (706) (Tema
dell’aspetto asiatico).
“So tutto del genere mano. Ho conosciuto la
sua carne e il suo sangue, ho restituito alla malata Clawdia Chauchat la matita
di Pribislav Hippie” (711) (Tema
della matita).
Zia veggente (zia di Tienappel), ricordata da
Hans, in occasione della radiografia.
“Aveva sentito parlare
di una signora, una parente dei Tienappel morta da molto tempo – che pareva
fosse stata dotata o vittima, di un dono grave, che aveva portato con umiltà,
il quale consisteva nel fatto che le persone in procinto di morire le apparivano
come scheletri” (Tema della morte).
“sentiva comprensione per il malinconico destino
di quella zia veggente” (319-320)
“Egli guardava dunque una parte ben nota del
proprio corpo con gli occhi di quell’ava
dei Tienappel dagli occhi penetranti che vedevano il futuro, e per la prima
volta in vita sua capì che sarebbe morto” (321) (Tema della morte).
Luise Ziemssen, mamma di Joachim, zia
di Hans.
La nomina Joachim quando si ribella: “Mia madre è d’accordo. E’ tutto
stabilito. Il primo ottobre mi arruolerò come aspirante ufficiale nel
settantaseiesimo” (615)
“Parlava di sua madre, la zia acquisita di HC, che
aveva occhi dolci e neri come quelli di Joachim e che non lo aveva visto per
tutto il tempo che egli aveva trascorso sulla montagna…” ((622)
“a scrivergli [ad HC]
non fu Joachim – forse perché non era in grado di farlo o magari perché si
vergognava – ma sua madre la signora
Ziemssen … Annunciava che i medici ritenevano indispensabile concedere a Joachim
un congedo di alcune settimane. Consigliavano alta montagna, prescritta
partenza immediata, pregasi riservare due stanze. Risposta pagata. Firmato zia Luise (738)
“Poi dalla porta di
comunicazione comparve la signora
Ziemssen … Luise Ziemssen aveva
gli stessi begli occhi neri e dolci di Joachim. I suoi capelli, anch’essi neri
ma già abbondantemente striati di bianco, serbavano la loro piega ed erano
tenuti in ordine grazie a una retina quasi invisibile, la qual cosa ben si
adattava al suo modo di essere più
generale, riflessivo, misuratamente cortese e pacatamente raccolto, il quale,
unito a una palese schiettezza d’animo, le conferiva un’aria dignitosa e
gradevole”.
Non capisce le
“turbolenti sensazioni” di Joachim, che si abbandona con il cugino ad una
“allegria senza freni” e dice portando il gelo tra i due: “A quanto pare siamo
dovuti arrivare fin qua perché ti sentissi di nuovo come il giorno delle tua
promozione” … “ Aveva voluto introdurre un po’ di moderazione e serietà più che
altro per questione di decoro, ignara del fatto che proprio la via di mezzo e
la moderazione erano aliene al luogo nel quale si trovava e dove la scelta era
sempre e soltanto tra gli estremi” (cioè tra la vita e la morte, pp. 744-745)
“Allontanatasi dal
letto di Joachim, la signora Ziemssen,
comprensiva, ragionevole, essendo tutt’altro che una donna sanguigna, propose
l’autunno, più o meno il mese d ottobre, come termine per le dimissioni. … A
lei il consigliere aulico piacque moltissimo” (747)
[ritorno al Bergof di
zia Luise e morte di J) “Da allora in poi Joachim assunse in permanenza la
posizione orizzontale e Hans Castorp lo scrisse a Luise Ziemssen … Joachim era costretto a letto … gli si poteva
leggere negli occhi il desiderio di avere accanto sua madre … Nessuna sorpresa
… se la signora Ziemssen si avvalse
del più rapido dei mezzi di trasporto per raggiungere il figlio: arrivò tre
giorni dopo l’invio di questa lettera … e Hans Castorp andò a prenderla con una
slitta, nel bel mezzo di una tormenta di neve, alla stazione di Davos-Dorf… La signora Ziemssen dava l’impressione di
esse arrivata a piedi da Amburgo. Col viso in fiamme [Tema del viso in
fiamme]
“Joachim tenne la mano
della signora Ziemssen tra le sue … Luise Ziemssen era una donna
coraggiosa. Non si sciolse in lacrime e lamenti alla vista del suo valoroso
figlio. Controllata e raccolta come i suoi capelli trattenuti da una retina
quasi invisibile, flemmatica ed energica come notoriamente è la gente del suo
paese natale, si assunse il compito di assistere Joachim, … spronata ad una
materna combattività e nutrita dalla fede che, ammesso che qualcosa da salvare
ancora ci fosse, tale salvezza sarebbe venuta soltanto dalla sua energia e
dalla sua vigilanza (Tema della morte) (790-800).
compagno
più forte che picchia HC.
“… e sebbene gli
insegnanti, per riguardo alla sua posizione sociale, non avessero osato alzare
le mani su di lui, pure, una volta, era stato picchiato da un compagno più
forte, una vera canaglia che lo aveva colpito con il bastone flessibile sulle
cosce e i polpacci, coperti delle sole calze, e gli aveva fatto un male cane,
infame, indimenticabile, letteralmente mistico, sicché, tra profondi singhiozzi
di vergogna, era scoppiato in lacrime di disperata afflizione” (672)