domenica 10 gennaio 2010

Herzog di Saul Bellow


Incipit:
Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d'essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l'era portata, quella valigia, da New York a Martha's Vineyard. Ma da Martha's Vineyard era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l'aereo per Chicago, e da Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi.

Ho fatto molta fatica a leggere questo libro, ma ci sono riuscito. E' un libro pieno di elucubrazioni del protagonista Moses Herzog, il quale vive una crisi esistenziale, in seguito alla rottura del suo secondo matrimonio con Madeleine, che gli preferisce il suo amico Valentine. Herzog reagisce a questa crisi scrivendo lettere a tutti, ma si tratta di lunghe e pesanti elucubrazioni di difficile lettura. Proprio queste lettere, a mio avviso, rappresentano la parte più noiosa del libro. Qualche pagina interessante qua e là, soprattutto quando Bellow (Herzog) racconta la storia della famiglia di origine ebraica, venuta dalla Russia, il difficile inserimento prima in Canada e poi negli Stati Uniti. Emerge un ambiente ebraico-americano ed Herzog è il tipico intellettuale, un po' frustrato. A me ricorda la figura del "trombone", tipico dell'Accademia italiana: ma qui si tratta di un "trombone", senza pubblico, o con un pubblico molto limitato, al contrario dei "tromboni" italiani, che hanno bisogno di pubblico e di potere.
Anche le pagine finali in cui Herzog trascorre qualche ora con la figlia piccola e viene coinvolto in un incidente e fermato dalla polizia, per il possesso di una pistola, sono interessanti e avvincenti, ma nel complesso prevale un giudizio negativo. Peccato!

domenica 27 dicembre 2009

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana / Carlo Emilio Gadda


Incipit:
Tutti oramai lo chiamavano
don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po' tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un'aria un po' assonnata, un'andatura greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana. Una certa praticaccia del mondo detto "latino", benché giovine (trentacinquenne), doveva di certo avercela: una certa conoscenza degli uomini: e anche delle donne ..."


Un romanzo che richiede una seconda lettura per superare alcuni ostacoli, ma la fatica è ben ripagata. Ci sono dei passi entusiasmanti e delle acrobazie linguistiche che fanno scattare l'applauso, almeno il mio.
Perché leggerlo? Perché è un classico della letteratura italiana ed i classici bisogna leggerli: sono libri più densi degli altri, arricchiti da anni e anni di letture e di interpretazioni, di analisi critiche. Il tempo è poco per cui bisogna scegliere ciò che vale di più e cogliere i fiori più profumati.
La storia e coinvolgente ed i personaggi sono vivi. La lettura mi ha messo davanti una Roma poco trafficata, non rumorosa, un po' polverosa, con tanta campagna intorno ancora vergine. Una Roma plebea, popolare e impiegatizia. Ma anche piena di colori nei mercati e nella folla. Quando un libro ti porta a vivere in un mondo diverso, insieme con i suoi personaggi, ha raggiunto un grande risultato.
E poi c'è il linguaggio, spesso difficile, talvolta incomprensibile, ma che rappresenta pur tuttavia una sfida da superare per entrare in una dimensione nuova. Ci sono descrizioni e brani che suscitano sorpresa, meraviglia, stupore anche per la grande capacità di Gadda di presentarci con ironia situazioni e personaggi. Questo romanzo è una festa di fuochi artificiali.



I personaggi:


Gli inquilini di Via Merulana 219

- Liliana Valdarena Balducci, la vittima, moglie di
- Remo Balducci
- la signora Menecacci (Menegazzi), vittima del furto dei gioielli
- Commendator Angeloni, funzionario coinvolto nelle indagini sul furto alla Menegazzi
- Lulù, la cagnina pechinese che sparisce dopo il delitto
- Manuela Petacchioni, la pettoruta portiera di Via Merulana

Le forze dell'ordine
- Francesco Ingravallo, detto Don Ciccio
- il dottor Fumi, capo napoletano di Don Ciccio
- Gaudenzio Deviti, detto "er Biondone", agente in borghese
- Pompeo Porchettini, detto "lo Sgranfia", agente in borghese
Carabinieri di Marino
- Fabrizio Santarella, maresciallo
- Pestalozzi, brigadiere
- Cucullo, carabiniere
Nipoti e domestiche dei Balducci

- Gina, una delle innumerevoli "nipoti" di Liliana, come
- Assunta (Tina) Crocchiapani e come
- Virginia Troddu e come
- Ines Cionini, arrestata peri prostituzione
I sospetti

- Giuliano Valdarena, il bel cugino di Liliana, sospettato dell'assassinio
- Enea Metalli, detto Iginio, l'autore delle rapina alla Menegazzi
- Diomede Lanciani, ex fidanzato di Ines Cionini
- Ascanio Lanciani, fratello di Diomede, ha fatto il palo durante il furto
- Camilla Mattonari, nasconde nel pitale la refurtiva di Enea Metalli, cugina di
- Lavinia Mattonari
- Ines Cionini
Altri personaggi
- Don Lorenzo Corpi, il confessore di Liliana
- Zamira Pacori, gestisce la bettola lavanderia ai Due Santi,


La filosofia di Ingravallo

"Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo"

Il romanzo in sé è proprio uno "gnommero", un gomitolo nel quale si avvolgono, spesso in modo confuso, le storie e le azioni dei tanti personaggi. Non a caso, nel passo sopra riportato sembra che ci sia una opposizione tra "le causali" (nel senso di una ricerca razionale, causa-effetto) e il concetto di gomitolo, cioè un'idea di confuso groviglio, inestricabile e irrisolvibile, come sarà in fondo l'inchiesta di Ingravallo e, più in generale, come appare la vita e la realtà.

Pluralità di lessici:

- Verticale: da un livello aulico, con parole rare (rorida, redimita, colmino, ecc.) ad un livello plebeo
- Orizzontale (dialetti e lingue): espressioni straniere, voci gergali (romanesco, ma anche abruzzese, napoletano, veneto)
- Storico: calchi sul latino e sul greco (elicitare, laniare, scipione, clepsidra)
- Settoriale (linguaggi tecnici): esempio nelle descrizioni della ferrovia, del calesse.

Interessante la nota critica di Pasolini (1958, da Passione e ideologia)


La drammaticità ... consiste nell'urto violentissimo tra una realtà oggettiva (non si può immaginare nulla di più oggettivo di un romanzo poliziesco d'ambiente, com'è questo nello schema) e 'una realtà soggettiva (il narratore) incompatibili ideologicamente e stilisticamente tra loro.
Tale urto dell'io contro il mondo avviene intanto, concretamente, contro mille dati particolari: dall'esame stilistico della componente dialettale ci risulta infatti come l'Italia, e nella fattispecie Roma, si presentino a Gadda come una Babele, un coacervo di tre strati linguistici, che rappresentano tre culture a diversi livelli: il linguaggio letterario (cultura europea della poesia d'avanguardia), la koinè (cultura della -piccola borghesia prima fascista, poi democristiana), dialetto (cultura delle classi operaie, che qui sono meridionali, e quindi di tipo sottoproletario).
Ma a parte questi urti, diciamo, particolari, c'è un urto totale, assoluto, che risulta, come abbiamo visto, dalla incapacità tecnica di Gadda a fare (se non per «allusione») un racconto diretto, logico e storico. Quindi: in Gadda sussiste la certezza di una realtà oggettiva che può essere mimetizzata e rappresentata (secondo formula, per intenderci, verghiana): ma è una certezza sopravvivente dalla cultura positivistica e laica al cui lembo estremo Gadda (ch'è ingegnere) si è formato: a questa certezza si sovrappone una effettiva incertezza, il senso lirico della vanità e del nulla, di tipo religioso e stoico che appartiene alla cultura in cui Gadda per coazione e per reazione è vissuto e ha operato... Gadda dunque ci si presenta nel Pasticciaccio come esagitato e schiacciato tra due errori: il sopravvivente positivismo naturalistico di un liberale prefascista di destra, ed il coatto lirismo deformante di un antifascista limato e disgregato dall'impari lotta con lo stato.


Sdoppiamento
"Sono due le scale di via Merulana 219, due i fattacci e gli appartamenti interessati, due le indagini, due le storie – come ironicamente nota Gadda: quella scritta dalla polizia e quella scritta dai carabinieri –, due gli elenchi di gioielli, due i Lanciani, due le Mattonari, due i santi dell’affresco del Manieroni, due i San Benedetto del cap. 10 (Gadda 1997a). Due anche i mondi - romano e albano. Inoltre c'è anche uno sdoppiamento dei personaggi Assunta/Virginia.

Virginia/Assunta è l'assassina non rivelata dal romanzo, secondo l'interpretazione di Walter Pedullà. E' un delitto passionale in un rapporto serva/padrona, con sospetti di rapporti lesbici: indizi sono la gonna alzata di Liliana morta, la scena in cui Assunta viene rimproverata da Liliana per avere rovesciato gli spinaci sul tavolo, ecc.
Vedi Articolo si Pedullà: "Il Finale di Quer pasticciaccio..."

Piccolo glossario personale con alcuni ?
ossedenti: opprimenti, ossessionanti (obsidere=assediare)
casigliani: inquilini (romanesco)
quinconce: disposizione di 5 unità, come il 5 sulla faccia di un dado.
"Soltanto allora Ingravallo pensò alla sua cravatta verdolina (quella coi trifogliolini neri a quinconce)..."
laniere/o: falcone da caccia
"Don Ciccio, muto, rimase all'impiedi, verbali a tavolo, a tu per tu cor soggetto: come uno scuro laniero ad ali mezzo aperte, non anco artigliata la preda"
sardigna: a Firenze, luogo dove venivano buttate le carcasse di animali (carnaio), <>
"Ricerche alla sardigna" (ricerche della cagnetta Lulù, sparita dopo l'assassinio di Liliana)
stiffelius: giacca da uomo detta anche finanziera, prefettizia, redingote
"... Testa di Morto in stiffelius ... (riferimento al Duce)
bindolo (guindolo): macchina con ruote che aggirata da un cavallo serve ad attingere acqua. Fig.: uomo raggiratore, ingannatore (vedi anche: abbindolare)
"Lui sapeva puranche fare: ci aveva un bindolo, uno specchietto a rota, un suo modo così naturale e così strano al medesimo tempo ... che te le incantava con niente" (si parla del cugino Giuliano)
estuoso: caldo, caloroso, nfiammato, ardente (da aestus, estate)
"Si concedeva [sempre Giuliano] dopo lungo riluttare o dopo interminato anelare e basire della vittima, strascicandone l'estuoso abbandono o sfibrandone la indocilità..."
marana: palude
"da Porta Maggiore insino al Celio, insino all'antica marana, la suburra"
rancura (rancore): odio coperto, segreta cura, affanno, doglianza
"Esiste una drammatica regione d'ogni rancura, dalla milza e del cistifele drento il rodimento del fegato ..."
cinobalanico: da kinos (cane) e balanos (pene)
"orgasmo cinobalanico"
parletico: tremore
"vergine albana senza parletico" (si riferisce ad Assunta)
battima: battigia
"... di già si ritova con una preda su la battima, alla riviera della tenebra"
franchia: licenza (?)
"una carezza, o una benevola franchia"
sélleri: sedani (tedesco Sellerie)
"le belle serve tutte fronzute de sélleri e de spinaci"
callaraccio: calderone, pignattone, pentolone;
"... che ce voleva er callaraccio de Berzebù suo padrino..."
versiera: ?
ambage: giro di parole, ambguità
"l'avida ambage dello sguardo..."
sbratto, sbrattare: immondizia, toglier via, mondare, nettare
"sbratto del malocchio di dosso ai lattanti ..."
cércine: berrettino con piccole stecche piegate per proteggere i bambini
"di dosso ai lattanti col céercine"
strugnoccolo: bernoccolo
pentacolo: simbolo esoterico, amuleto
"Mazzi di carte sur tavolo, erinoli tarocchi astrologgichi: clepsidre, cabbale r lotto e pentacolo"
migragna: tirchieria
"Certi scarcagnati con addosso tutta la migragna dell'impero imminente"
strulloni: inaffidabili, grulli
"... strulloni in ozio"
prospero: fiammifero svedese
"chiedevano, riguardosamente, il suo prospero"
catorbia: carcere, gattabuia
"che anelavano sol questo, appena vederlo: esser travolti in catorbia da un suo sguardo"
demarrava: mollare gli ormeggi, mettersi in movimento
"Demarrava tra nuvoli di polvere" (in motocicletta)
ammencia: affloscia
sciavero: taglio di legna, anche ritaglio di pelle, ecc.
"la tarda ala si ammencia, come uno sciavero di tenebroso velluto"
marra: zappa
sarecchia: ?
"che già la marra o la sarecchia era ad opera ..."
marrucheti: ?
"spinosi marrucheti"
zanella: piccola fossa per dare scolo alle acque
"in ogni cunetta, come dicono loro, ogni zanella"
càntaro: tipo di vaso
"e in presenza d'un càntaro muto, incoperchiato in un angolo"
peptoncelli: ?
scioccaja: orecchini (?)
"du sciocccaja ... proprio come si fusse una signora"
stamigna: tela fatte di stame o di pelo di capra
"la misera stamigna"
giusquiamo: pianta erbacea, magica
pispillorio: bisbiglio
"un pispillorio! come je dicesse l'orazzione..."
alido: arido, secco
vepri e le stoppie: vedi Ariosto (Oralndo Furioso) e poi Pascoli
"or con sagaci cani i fagian folli
con strepito uscir fan di stoppir e vepri"
ruzziche: soldi (?)
"visto che prima nun ce l'aveva, le ruzziche"
canofiena: altalena
"me pare mi nonna su la canofiena"
capillotonica dialessi: da capillus e temno: che spacca il capello in più parti
parapatia: ?
"A concertare di paraptia subita in incontro, vespertino e casuale"
bruzzico: crepuscolo
"Levatosi a notte, disceso a bruzzico"
boffice: soffice, qui sedere
"che già gravava col boffice sul retrosella"
peperino: roccia magmatica
"muraglia di peperino"
estampida: componimento ritmato dal battito dei dei piedi
"al ritmo trocaico d'una estampida..." (anche stampita)
sicinnide: danza dionisiaca
"la stampita si esasperava a sicinnide"
reobarbara ciarpa (?): forse sciarpa color rabarbaro
barbabucco: pianta (barba di becco)
"... annasato appena odor di barbabucco pel cielo"
obdurò: ?
"il severo milite, ciò va detto a sua lode, obdurò, si obdurò a essere o almeno a figurare il più legalmente-militarmente agnostico dei carabinieri..."
martinicca: strumento per frenare (qui il calesse)
"strizzando la martinicca"
scucchia: mento prominente
"al mentulare della scucchia"
stennarello: mattarello
sfoja: sfoglia
"una specie di stennarello p'allargà la sfoja"
novali: terreni appena dissodati
"sul verde fradicio delle novali"
algolagnico: sadico/masochistico
ebefrenico: affetto da schizofrenia giovanile
filacciche: sfilacci di tessuto
"sbrendoli con appendici di filacciche"
paino: bellimbusto
"je l'avrà dato er su' paino"
scipione: qui è il bastone con la bandiera per fare segnalazioni al treno
"scipione dalla doppia pelle"
pituita: membrana che avvolge le fosse nasali, qui fiuto
"Ma la pituita ria del segugio"
locupleti: forniti di ricchezza
"... che in una loro quasi trasparenza striata arridevano locupleti, come per pagliuzze d'oro che vi fossero intercluse al diacciare (ghiacciare)"
flimt: selce, quarzo
tafàno di Ravello: ?
economista del Dindo: salvadanaio
icore: secrezione fetida
"quell'icore putre"
grangia:?
lemniscata: tipo di ellissi
"dove all'ellisse della orbitazione newtoniana si fosse sostituita la lemniscata"
scrana: brutta, shifosa, tecca: (taccola) piccola, scarsa
"tanto se' scrana, brutta vipera ... e troppo tecca sei"
serpa: sedile della carrozza
"postiglione in serpa"
mocco, mocco: mogio, mogio
"stava lì mocco mocco"
automedonte: il cocchiere di Achille
"del quale automedonte potrebbesi anche dire che attende (una chiamata, un ordine) se gentil ronfare non lo portasse omai alla deriva"
peptone: usato per preparare il brodo
"vaso del peptone"
carache: probabilmente un gioco di carte (tipo "testa o croce")


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