martedì 13 febbraio 2018

La pelle /Curzio Malaparte

Incipit:

Erano i giorni della «peste» di Napoli. Ogni pomeriggio alle cinque, dopo mezz’ora di punching-ball e una doccia calda nella palestra della P.B.S., Peninsular Base Section, il Colonnello Jack Hamilton ed io scendevamo a piedi verso San Ferdinando, aprendoci il varco a gomitate nella folla che, dall’alba all’ora del coprifuoco, si accalcava tumultuando in via Toledo.
Eravamo puliti, lavati, ben nutriti, Jack ed io, in mezzo alla terribile folla napoletana squallida, sporca, affamata, vestita di stracci, che torme di soldati degli eserciti liberatori, composti di tutte le razze della terra, urtavano e ingiuriavano in tutte le lingue e in tutti i dialetti del mondo. L’onore di essere liberato per primo era toccato in sorte, fra tutti i popoli d’Europa, al popolo napoletano: e per festeggiare un così meritato premio, i miei poveri napoletani, dopo tre anni di fame, di epidemie, di feroci bombardamenti, avevano accettato di buona grazia, per carità di patria, l’agognata e invidiata gloria di recitare la parte di un popolo vinto, di cantare, di battere le mani, saltare di gioia tra le rovine delle loro case, sventolare bandiere straniere, fino al giorno innanzi nemiche, e gettar dalle finestre fiori sui vincitori.
Ma nonostante l’universale e sincero entusiasmo, non v’era un solo napoletano, in tutta Napoli, che si sentisse un vinto. Non saprei dire come questo strano sentimento fosse nato nell’animo del popolo.




Link:

raiplayradio.it (Ad alta voce)

domenica 7 gennaio 2018

Due storie sporche / Alan Bennett

Due storie sporche / Alan Bennett ; traduzione di Mariagrazia Gini. - Milano : Adelphi eBook, 2011

In realtà il titolo inglese, Smut. Two Unseemly Stories, sarebbe più esattamente Due storie sconvenienti, che renderebbe maggiormente il carattere ironico dei due racconti.

Il primo, Mrs Donaldson ringiovanisce, ha come protagonista Mrs Donaldson, una vedova cinquantenne, ancora piacente, con alle spalle un matrimonio noioso, durato circa 30 anni, con Cyril. Ha una figlia, Gwen, molto perbenista che rimprovera la madre per le sue scelte, che ritiene non adatte alla sua età. In particolare quella di lavorare  in una scuola di medicina, come finta paziente per le esercitazioni e quella di affittare una stanza a giovani studenti.
Ma sono proprio queste due attività che trasformano la vita della giovane vedova e le aprono nuovi orizzonti.
In sintesi, la storia rappresenta anche una scoperta della propria sessualità, repressa negli anni del "noioso" matrimonio.
Mrs Donaldson nel corso di queste due esperienze, quella di finta paziente e quella di affittacamere, veramente ringiovanisce.

I personaggi, oltre alla protagonista, Mrs Jane Donaldson sono gli altri pazienti simulatori: Terry, l'amica Delia, la rivale Mrs Beckinsale; il dottor Duncan Ballantyne, il medico che organizza le visite simulate per gli studenti e che spasima per Mrs Donaldson; gli studenti che si esercitano nell'intervista medica e nelle diagnosi, Rowswell, Minkskip, Parfitt, Maloney, Adams, Prentice, Partidge, Metcalf, Loekwood; gli studenti affittuari, Laura, studentessa di medicina e il suo fidanzato Andy, studente di architettura, Ollie, studente di belle arti e la sua fidanzata Geraldine, che lavora in un bar biologico; Gwen, la figlia, una benpensante noiosa, che disapprova lo stile di vita della madre.

Ci sono, nei racconto due campi semantici evidenti:

1) il campo della recita, nel lavoro di simulazione dei pazienti, anche con una specie di competizione, ma anche nella vita normale:
"sceneggiata", "recitare la parte della mogliettina incapace" (vedovanza di Mrs. Donaldson come liberazione!), "Mrs Backinsale, che amava recitare a tinte forti", "una sua rappresentazione della demenza senile", "il dottor Ballantyne] teneva in grande considerazione il suo piccolo cast di attori", "performance da Oscar", "a te danno tutti i personaggi più sfiziosi" (competizione), "chiamata alla ribalta", "insolito applauso", "la nostra Meryl Streep".
In una simulazione  che riguarda la comunicazione della morte di un marito alla moglie da parte di uno studente, emergono aspetti reali della vita di Mrs Donaldson, come l'esperienza della vedovanza, vissuta come liberazione dal marito noioso.

2) il campo della sessualità nel secondo lavoro di affittacamere.
La prima coppia di studenti affittuari, Laura ed Andy, propongono alla protagonista di fare la voyeur di un loro amplesso, in cambio dell'affitto che non riescono a pagare. Lei accetta, riscoprendo un nuovo aspetto della sessualità, soprattutto in rapporto alla frustrante esperienza con il marito ("l'amplesso dei Donaldson era quasi interamente muto"). Anche qui, tuttavia, emerge l'aspetto della recita. In questo caso i due studenti sono gli attori (al contrario dell'esperienza delle visite simulate) e lei è la spettatrice che osserva lo "spettacolo" della giovane coppia.
Quando arriva la seconda coppia di studenti affittuari, Ollie e Geraldine, iniziano i sospetti che la sua "storia sconveniente" fosse circolata anche nella clinica tra studenti e finti pazienti, e che la considerassero una "lasciva tardona" o, peggio una "tenutaria".
In una "simulata" si capisce che Mrs. Beckinsale è a conoscenza delle sue esperienze voyeuristiche: "E' che questa qui vuol prendersi un bel pigionante"

Questi due aspetti (recita e sessualità) in realtà si intrecciano e le simulazioni "erano state una prova, un allenamento, un'iniziazione alla spontaneità"; "lei recitava sia a casa sia al lavoro".
Infatti, anche la figlia Gwen se ne accorge: "da quando fai quel lavoro sei diventata veramente ... lassista". C'è dunque un legame tra il lavoro in clinica e il comportamento a casa. La simulazione di uno stupro da parte della seconda coppia di studenti lega strettamente il tema "recita" al tema"sessualità".
Le simulazioni la rendono libera di esprimere e anche di vivere anche nella realtà i suoi desideri sessuali.


Il secondo racconto, Mrs Forbes non deve sapere, è meno coinvolgente, ma sempre pervaso da ironia e leggerezza.

Il personaggio principale è Graham Forbes, un narciso di 28 anni, cocco di mamma, omosessuale, che si sposa con Betty Greene, una donna bruttina, che, nel corso del racconto, si rivelerà piena di risorse.
Altrettanto importante è la figura della madre, Mrs. Forbes, che adora il figlio, è molto snob, è non gradisce che Graham sposi Betty, perché non ha un bel nome, è brutta, è ebrea, non è ricca (in realtà è ricchissima e abilissima nella gestione finanziaria).
Poi c'è il padre di Graham, Edward Forbes, ballerino provetto, vittima delle ossessioni della moglie, ma che riesce a condurre piacevolmente una sua seconda vita, come rivelerà un inaspettato finale. Con la moglie e poi con la nuora usa un lessico molto osé, che scandalizza la moglie: "che ci abbiano dato dentro", "che se la sia già fatta", "una che la dà via".

Il tema di fondo di questo racconto è la falsità e l'ipocrisia. Tutti recitano e fingono:
- Graham è omosessuale, ma lo nasconde e vive una vita parallela con il nome di Toby;
- Betty recita la parte della perfetta mogliettina, ma nasconde le sue abilità
- Mrs. Forbes, la madre, recita la parte della benpensante, che finge di non sapere. Quando le viene "rivelato" da Kevin che il suo bel Graham è omosessuale "diede una bella prova d'attrice dilettante mettendo in scena la sua idea di madre affranta"
- Il padre si isola dalla moglie, ha delle storie virtuali su Internet e poi reali con la nuora
- Kevin (Gary, Trevor), il poliziotto omosessuale, amante di Graham si rivela un ricattatore e si presenta con nomi e professioni diverse (camionista, carrozziere)

Anche il tema dei nomi che i personaggi si cambiano e di cui parlano o che usano per mimetizzarsi rinvia alla debolezza delle identità.

In conclusione, ognuno inganna gli altri, nessuno è sincero, ma non c'è dramma. Molta ironia.

Link
sulromanzo.it/
adelphi.it
https://www.youtube






mercoledì 27 dicembre 2017

Revolutionary road / Richard Yates

Revolutionary road / Richard Yates ; traduzione di Adriana dell'Orto. - Roma : Minimum fax, 2011 (edizione digitale)

Incipit:
"L'ultima eco della prova generale si spense, e gli attori della Compagnia dell'Alloro si ritrovarono senza altro da fare che starsene lì, silenziosi e smarriti, a guardare oltre le luci della ribalta verso una platea deserta, battendo le palpebre; usavano appena respirare, mentre la figura tozza e solenne del regista emergeva tra le nude sedie per raggiungerli sul palcoscenico e dalle quinte tirava fuori, trascinandola rumorosamente, una scala doppia.Vi saliva fino a metà, e da qui si voltava e gli diceva, raschiandosi più volte la gola, che erano tipi maledettamente in gamba e che era un piacere lavorarci assieme"

Non a caso, il libro si apre con una recita, a al centro della quale c'è la protagonista femminile del racconto, April, la moglie di Frank Wheeler. Non a caso, perché tutto il seguito sembra una recita, nella quale i due protagonisti ricoprono delle parti, mascherando i loro veri desideri, le loro ambizioni, i loro sogni.  Ma si tratta di sogni, ambizioni e desideri irrealistici, che generano solo frustrazioni e alla fine dolorose incomprensioni.
Vorrebbero "rivoluzionare" le loro vite, sognano una nuova vita a Parigi, per uscire dal provincialismo del loro ambiente, che ritengono inferiore. In realtà, restano dei "piccolo borghesi" che non hanno il coraggio di cambiare e di rimettersi in gioco.
L'ultima recita di April è una pagina densa e tragica: finge di essere la perfetta mogliettina americana serve al marito, che sta andando al lavoro, la colazione e tutto sembra tornare alla normalità dopo la pesante lite della sera precedente, ma sarà questo l'ultimo atto di una vita basata sulla falsità.

"Sai cosa c'è di bello nella verità? Che nessuno la dimentica. Nessuno dimentica la verità, si diventa solo più bravi a mentire".

"Non possiamo continuare a fingere che è la vita che volevamo. Avevamo dei progetti, tu avevi dei progetti. Guarda noi due: siamo cascati nella stessa ridicola illusione. L'idea che devi ritirarti dalla vita, sistemarti nel momento in cui hai dei figli ... era una bugia".

Personaggi:
April, la moglie
Frank Wheler, il marito
I due bambini
Shep e Milly Campbell: gli amici vicini, compagni di bevute
Helen Givins, la vicina che vende case; il marito Howard e John, il loro figlio pazzo
Maureen Grube, la segretaria

Temi:
Europa (Parigi) come via di fuga; Aborto; Lavoro; Frustrazione; Verità; Falsità; Adulterio; Conformismo; Infelicità; Mediocrità

Epoca: anni '50 (scritto nel 1961)

Luogo: Connecticut (casa), New York (lavoro)

Links:
wikipedia.org
ilsole24ore
mangialibri.com
bibliomaniarecensioni
librofilia.it
conparole.it
marieclaire.it




venerdì 7 aprile 2017

Ho servito il re d’Inghilterra / Bohumil Hrabal



Ho servito il re d’Inghilterra / Bohumil Hrabal ; traduzione dal ceco di Sergio Corduas. – Roma : edizioni e/o, 2006. – Ebook

Incipit:

"State attenti a quello che adesso vi dico.  Quando arrivai all’hôtel Praga, il capo mi prese per l’orecchia sinistra e tirandomela dice: «Qui tu sei piccolo di sala, perciò ricordati! Non hai visto niente, non hai sentito niente! Ripeti!». E così dissi che al lavoro non vedevo niente e non sentivo niente. E il capo mi tirò per l’orecchia destra e disse: «Ma ricordati anche che devi vedere tutto e sentire tutto! Ripeti!». E così ripetei stupito che avrei visto tutto e sentito tutto. E così incominciai. Tutte le mattine alle sei eravamo in sala, una specie di schieramento, il signor hôtelier arrivava, a un lato del tappeto stavano il maître e i camerieri e in fondo io, piccolino proprio come un piccolo di sala, e all’altro lato stavano i cuochi e le cameriere dei piani e le sguattere e la credenziera, e il signor hôtelier ci passava accanto e guardava se avevamo le pettorine pulite, e i colletti e i frac senza macchie, e se non mancavano bottoni, e se le scarpe erano lucide, e si chinava per accertare con l’olfatto se ci eravamo lavati i piedi, poi diceva: «Buon giorno signori, buon giorno signore…»."

Si tratta il lungo racconto che il protagonista Jan Dite fa a degli ascoltatori ignoti. Una narrazione quasi ipnotica, con periodi molto lunghi, che potrebbe svolgersi, tra una birra e l’altra, in qualche locale praghese. Anche il modo di narrare non è lineare: spesso un particolare fa venire in mente ricordi di molto tempo prima e il percorso e, talvolta, zizzagante, come quello di un ubriaco.
Anche le vicende narrate sono spesso surreali e, comunque, abbiamo solo la versione di chi narra in prima persona. Tutto è soggettivo e visto dall’unica prospettiva del protagonista narratore.
La vicenda si svolge in Cecoslovacchia nei vari alberghi nei quali lavora Jan. La prima parte è più “allegra”, mentre nella seconda, con le vicende della guerra mondiale e dell’occupazione nazista, il racconto assume toni più cupi. Jan percorre la vita e la storia con leggerezza, senza esserne mai travolto, con fatalismo e con capacità di adattamento.
Il suo sogno è quello di arricchirsi per poter aprire un proprio albergo. Riesce a realizzarlo, ma, nonostante tutto, non riesce mai ad essere riconosciuto come un pari dagli altri albergatori. E’ sempre considerato un semplice cameriere arricchito.
Oltre il tema del denaro, c’è il tema dell’amore e del sesso, che affronta con molto rispetto e dolcezza, fin da quando comincia a frequentare il Paradiso e a coprire di fiori il corpo delle donne che frequenta.

”Con i soldi si può comprare non soltanto una bella fanciulla, ma con i soldi si può anche comprare la poesia.”

I clienti dell’hotel Praga sono i notabili della città e i commessi viaggiatori che commerciano i loro prodotti (bilance, affettatrici, giochi, prodotti di gomma).
L’altro hotel è l’hotel La Quiete, dove il direttore, su una carrozzella dirige il personale con i fischi. Qui conosce il maitre Zdenek che Jan ammira molto.
Dopo sei mesi torna a Praga, all’hotel Parigi, un hotel molto lussuoso diretto dal signor Srombek.  Questo hotel era frequentato da agenti di borsa che si incontravano con belle signorine. Qui diventa cameriere di sala, sotto la direzione del maitre Skrivanek, quello che aveva servito il re d’Inghilterra, e che era in grado di prevedere da dove venivano i clienti e che cosa avrebbero ordinato. In questo albergo c’era una “chambre-separee”, o gabinetto di visitazione, dove degli agenti di borsa anziani si limitavano a guardare e a spogliare una signorina, stesa su un tavolo, mangiando e bevendo.

”E così, saziati gli sguardi, quei borsisti finivano la visitazione, versavano champagne alla signorina e … brindavano con lei”.

E’ in questo albergo, dotato di posate d’oro, che si svolge il banchetto di 300 persone per l’imperatore d’Abissinia, dopo il quale Jan viene premiato con una medaglia e una fascia azzurra “per meriti verso il trono dell’imperatore d’Abissinia”.
Poi conosce Liza, una tedesca di Cheb, che faceva la maestra di ginnastica, una sportiva, il cui padre gestiva un ristorante. Proprio per il suo rapporto con una donna tedesca, viene licenziato e, considerato un traditore, non riesce più a trovare lavoro.

”Ogni volta arrivava … l’informazione che ero un ceco  con sentimenti  filotedeschi”.

Siamo nel periodo dell’occupazione tedesca, durante il quale si mette insieme a Liza e si vendica dei suoi ex colleghi e del padrone dell’hotel Parigi che l’avevano maltrattato per il suo tradimento.
Vive con Liza, che fa alla crocerossina, in mezzo ai tedeschi e con lei fa l’amore.
Si trasferisce in un altro albergo, in mezzo ai boschi, in montagna sopra Decin. In questo albergo i nazisti cercano di creare gli “uomini nuovi”, di razza pura, accoppiando sane ragazze ariane con giovani soldati.
Tutto nell’albergo è in funzione di questo progetto: statue degli eroi, colonnati, rilievi che illustravano il glorioso passato della Germania.
“La prima stazione europea di allevamento di razze per essere umani”, dove “si compivano coiti  nazionalsocialisti”. È qui che Jan cambia anche il nome, che diventa tedesco, Herr Ditie, anche se le giovani vergini tedesche da accoppiamento lo ignorano “come se io fossi un tavolino di servizio”.

Per sposare Liza deve superare un esame, per verificare se era in  grado di “fecondare sangue germanico ariano”: viene esaminato da un medico e il suo sperma viene analizzato. Alla fine ottiene il permesso di matrimonio e si sposa con Liza, con una cerimonia tipicamente nazista.
Nonostante tutto, è sempre considerato un estraneo (“la mano non me la davano”). Ritorna ancora questo senso di inadeguatezza, questo sentirsi sempre non accettato che è un elemento costante del libro:
- non è accettato, nonostante la sua ricchezza dargli hoteliers cechi;
- non è accettato dai tedeschi, nonostante sia sposato con una di loro.

Alla fine, riesce a mettere incinta Liza e  nasce Siegfried, il figlio strano che passa il tempo a martellare chiodi sui pavimenti.
Dopo essere stato licenziato, prende servizio al ristorante Cestino, dove i soldati tedeschi si incontrano con le loro mogli o fidanzate, prima di partire per il fronte russo, dove la guerra per la Germania non procede bene (“Non c’era allegria, ma tristezza malinconica”).
Non c’è più l’uomo nuovo, “vittorioso e strillone e orgoglioso, ma al contrario l’uomo umile e  meditabondo, con i begli occhi di un animale spaventato”.
Per un periodo, dopo essere stato scambiato per una spia alla stazione di Praga, viene arrestato dai tedeschi, al posto del maitre Zdenek, come fosse un bolscevico.
Una volta rilasciato, accompagna un compagno di prigionia, che aveva ucciso il padre, nel paese di Lidice, che trovano completamente distrutto dai tedeschi per rappresaglia in seguito ad un attentato.
Si sposta a Cheb, dove il padre di Liza gestiva l’hotel Città di Amsterdam e dove la moglie e il figlio si erano rifugiati. Liza resta sepolta dalle macerie durante un bombardamento, mentre il figlio, che continua a martellare chiodi sul pavimento, viene messo in un istituto per bambini disturbati.
Con i soldi di rari francobolli rubatii da Liza agli ebrei, riesce, finalmente, a realizzare il sogno di acquistare un hotel prima la periferia di Praga, poi in un altro posto. Infine, decide di “costruire un albergo, molto diverso da tutti gli altri alberghi”, in una cava abbandonata vicino a Praga.
L’albergo si trova in una ex fonderia ed ha molto successo: si chiama hotel Alla cava. Lo frequentano scrittori e uomini famosi, tra i quali Syeinbeck  e Maurice Chevalier.
È qui che Jan raggiunge il massimo del successo e spera, finalmente, di essere riconosciuto anche degli altri hoteliers.

”Perché anch’io ero un milionario, speravo che il mio nome come nome di milionario sarebbe stato sui giornali, che sarebbe stato accanto a quelli di Sronbek e Brandejs e degli altri”.

In realtà questo riconoscimento non avverrà mai e sarà sempre considerato un inferiore.
L’hotel Cava, alla fine, viene requisito e “tutti i diritti di proprietà passavano al popolo”.
Jan viene internato in un vecchio seminario insieme ai milionari, per punizione, ma, in realtà, si tratta di una “prigione” dorata in cui  prigionieri e guardie ci scambiano i ruoli.
Nell’internato “si cucinava alla grande ed era, praticamente, l’hotel di lusso”.
Dopo che l’internato fu chiuso, Jan fu mandato in una brigata di lavoro nei boschi, lontano dalla gente, in una casa forestale, insieme ad un professore di letteratura francese e ad una bella ragazza, Marcela.
Il loro lavoro consisteva nel collaborare all’abbattimento di alberi di abete, dai quali si ricavava il legno per strumenti musicali (abeti musicali risonanti). Da questo momento inizia per Jan un percorso di solitudine sempre maggiore: la sua vita, prima piena di contatti e di rapporti intensi con uomini e donne, vivace e ricca di eventi, cambia completamente. Dopo una breve sosta a Praga, inizia il lavoro di cantoniere, in un posto isolato tra le montagne, per dare il cambio ad una famiglia di zingari nel lavoro di selciatura di una strada. Abita in un’osteria abbandonata, con una stalla e una legnaia, insieme ad un cavallino, una capra, un cane e un gatto.
Gli unici rapporti con altri esseri umani avvengono in paese quando va a fare provviste: nell’osteria fa lunghi discorsi sulla morte e scopre che “l’essenza della vita sta nel domandare della morte”.
Gli animali sono gli unici compagni di una vita in cui, più e più volte, “l’incredibile è diventato realtà”.
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